Martina De Salazar, giovanissima atleta della Spartan Race

di Antonia Opipari

La sua traduzione letterale sta per “corsa nel fango”. Ma la Spartan Race non è solo una gara o uno sport, è uno stile di vita: «Spartano è tutto ciò che è scomodo, fuori dall’ordinario, libero e naturale» racconta Martina De Salazar, 22 anni, la prima ragazza calabrese ad essersi qualificata terza sul podio per la qualifica europea dell’Obstacle Course Race. Martina è di Sellia Marina (Cz).

       

La prima Spartan Race della storia si è disputata nel 2010 nel Vermont. Da allora in tanti sono stati gli atleti che hanno voluto mettersi alla prova e superare i propri limiti, fisici e psicologici: «Si tratta di gare principalmente incentrate sulla corsa, dove è importantissimo avere fiato e resistenza per poter affrontare dislivelli altissimi con addosso paesi e catene, gettandosi in piscine di fango gelido!» spiega la giovane, che si è approcciata quasi per caso a questa disciplina solo un anno; lei, che dello sport ha fatto la sua ragione d’essere fin da bambina – sollecitata soprattutto dal padre amante della corsa -, ha cominciato a praticare crossfit, finchè qualcuno non le ha parlato del fatto che in giro per l’Italia c’era la possibilità di “correre nel fango” e misurare la propria fibra «ed ho voluto provare» dice. «La mia primissima gara è stata una Sprint che si è tenuta a Misano Adriatico (Rn) nel settembre dello scorso anno… un mese dopo è cominciato il mio viaggio». Il prossimo 5 ottobre Martina sarà in Francia a Marsiglia, per il Circuit Paul Ricard Sprint nella categoria 18-24.

In Calabria esistono palestre dove allenarsi per la Spartan Race? Com’è vi gestite voi atleti? «La Spartan Race è un’attività nuova a livello nazionale, figuriamoci in Calabria! Non esistono palestre e non c’è una federazione ad hoc come per tutti gli altri sport: noi facciamo riferimento alle Ocr; esistono però dei gran bravi coach come il mio, Eugenio Bianchi della Leo White.

Donne ce ne sono tante? «Non tantissime e quelle poche che ci sono, a livelli più alti, sono fisicamente degli uomini! (Ride)».

Quanto questo sport ha influito sulla tua vita? «Quale vita? Io non ho più una vita!». Naturalmente la risposta è ironica ma una cosa Martina la dice ed è vera: «Mi alleno dalle 3 alle 4 ore al giorno, per il resto studio e lavoro. Non ho molto tempo per uscire o vedere gli amici, senza parlare di quando sono in preparazione pregara o addirittura dopo una gara che ti distrugge il corpo e la mente. Però non posso farne a meno e vorrei diventasse il mio futuro. Certo il fatto di vivere in Calabria non mi aiuta perché, come dicevo prima, non ci sono molti luoghi dove posso allenarmi e Sellia Marina non ha zone impervie con  dislivelli del terreno tali da permettere di prepararmi come dovrei; ho allestito in casa la mia palestra e per ora va bene così. Certo presto o tardi dovrò cominciare a pensare di andarmene dalla Calabria per inseguire questo mio sogno, ma non vorrei essere costretta a farlo».

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