Da Catanzaro ai Ticino Bulls desiderando la Nazionale: il sogno di Pietro

di Giovanni Caglioti – Sono sempre i sogni a dare forma al mondo. Non è solo il titolo di una stupenda canzone di Luciano Ligabue, ma il credo di un giovane catanzarese, emigrato dalla sua città per l’ostinata voglia di realizzare i suoi sogni.

E sono pur sempre i sogni a dare la realtà, a chi decide che la vita è una partita e quella partita la vuole vincere a tutti i costi.

Un credo, una fede, una scelta. Come quella di Pietro Petruzza, un ragazzo di 23 anni, nato e cresciuto a Catanzaro, nel piccolo comune di Caraffa. Nato con una patologia congenita che lo ha costretto da sempre sulla carrozzina, ma che non ha frenato il sogno di essere un atleta.

Il percorso è stato duro, quasi proibitivo per Pietro. Un ragazzo abituato ad allenarsi a superare le barriere. Quelle infrastrutturali, presenti in una città che nonostante sia capoluogo di regione non si dimostra sensibile al tema.

Quelle culturali, appartenenti alle tante teste che hanno amministrato Catanzaro e che purtroppo non hanno dato troppa considerazione a chi come Pietro ha dovuto combattere prima con la vita e poi con tutti quelli che con il loro atteggiamento lo hanno lasciato solo.

La passione per lo sport di Pietro ha però trovato in un’associazione sportiva, la Podistica Corvo, lo spazio dove alimentarsi e crescere ogni giorno di più. Poi il pallone da basket, usato prima per palleggiare e poi per andare a canestro. L’abilità e la velocità di gioco sono aumentate allenamento dopo allenamento, finché a 18 anni Pietro è arrivato a Reggio Calabria, unica città calabrese ad avere una squadra di basket in carrozzina.

Così sono arrivati i primi successi, le prime soddisfazioni. Ma a Pietro serviva anche lavorare. Ed un call center, nel quale ha prestato servizio, era troppo stretto per lui.

Quindi decide di andare a Milano, dal fratello. Al primo curriculum inviato arriva l’opportunità lavorativa perfetta per lui, uomo di sport. Inizia a lavorare in una catena di attrezzi e abbigliamento sportivo, come addetto allo sport paralimpico.

Ed un bel giorno arriva l’occasione inseguita da sempre, impossibile a Catanzaro, reale a Milano. Lo chiama il Ticino Bulls, formazione di serie A svizzera. Quest’anno la sua squadra si è piazzata al terzo posto, perdendo il Crossover.

Ora c’è un ultimo sogno da realizzare: giocare in nazionale e rappresentare la Calabria nel mondo.

“Ho dovuto lasciare la mia città – racconta Pietro a Calabria 7. Una realtà come Catanzaro, dovrebbe essere diversa. Ho dovuto convivere e lottare con tante barriere, soprattutto mentali. E’ incredibile pensare che una città come Bellinzona che fa trentamila abitanti sia dotata di impianti ed associazioni sportive che praticano sport paralimpico e Catanzaro, tre volte più grande, non ha un solo spazio che possa coltivare lo sport per tutti.

A Catanzaro non ho potuto soddisfare la passione sportiva ed anche il lavoro per me non c’è stato. Sono andato a Reggio Calabria, abbiamo conquistato la serie A, ma gli sponsor non hanno investito su quella squadra ed abbiamo rinunciato. Poi l’occasione di andare a Milano, la chiamata dai Ticino Bulls ed oggi sogno di approdare in nazionale e rappresentare la mia terra”.

Pietro Petruzza prosegue nel suo sogno, intanto però sembra avere poca fiducia che nel breve periodo la mentalità della sua città e della sua regione possa cambiare.

“Mi sento rassegnato, ma auspico che la città abbia una rivincita, una reazione. La politica siamo noi, è espressione di quello che scegliamo. Inutile lamentarsene, siamo noi che dobbiamo cambiare. Lo sport a Catanzaro esprime i suoi massimi livelli con la squadra di calcio in serie C. E se oggi il capoluogo di regione è da serie C nello sport e non riesce a fare di più, significa che è necessario che chi ha responsabilità se ne chieda il perché. E magari un giorno anche Catanzaro potrà superare le sue barriere, sia fisiche che culturali”.

 

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