Aquile, ieri arbitro tutt’altro che…Amabile ma la “sconfitta” ha radici lontane

di Danilo Colacino – Perde il Catanzaro – o meglio pareggia, ma con un 2 – 2 che è sinonimo di sconfitta, anzi di eliminazione dai playoff – e monta la rabbia. Quella del presidente Floriano Noto, su tutti, che al triplice fischio rompe gli indugi e punta il dito contro l’arbitro Daniel Amabile della sezione di Vicenza, responsabile unico o quasi, ad avviso del patron dell’Uesse e non solo, della fuoriuscita immediata delle Aquile dalla fase post season utile per il salto in B. Seppur in seconda battuta. Ed è stato un vero peccato, in particolare per quei 10mila cuori palpitanti che ieri hanno gremito gli spalti del Nicola Ceravolo come nelle grandi occasioni. Ma tant’è – arbitro o non arbitro, per l’Auteri-band tutt’altro che… Amabile – il verdetto è inappellabile. Maita e soci dovranno riprovarci l’anno prossimo in un girone C che sarà simile a una serie Cadetta-bis con squadroni capaci di riportare alla mente la realtà di metà anni Ottanta.

Il successo della FeralpiSalò, ma sarebbe più corretto dire lo stop dei calabri, non può essere unicamente spiegato con la condotta del direttore di gara, pure rivedibile, avendo al contrario radici lontane. L’ingaggio del ds Pasquale Logiudice e, assai più, di mister Gaetano Auteri ha ingenerato false speranze. In molti si sono illusi che il tecnico di Floridia potesse rappresentare la panacea di tutti i mali (ovvero rosa largamente rinnovata e reduce da un 12. posto – per giunta ex aequo con Matera e Siracusa – ambiente depresso dopo anni di magra e così via), capace di prendere per mano una squadra sì forte, ma con tasselli mancanti, e tramutarla in un’invincibile armata. Tutti credevano insomma alla favola di Harry Houdini, da solo in grado di sopperire a ogni lacuna. Niente da fare, però, perché il condottiero giallorosso, pur indiscutibilmente bravo, ha commesso errori. Fatto umano e fisiologico, peraltro. Senza contare che il suo feeling con gli spareggi-promozione è pari a quello del Catanzaro. Motivo per cui, mutuando Totò, viene da esclamare: “E abbiamo detto tutto!”.

L’evidente divario tra compagini di Nord, Centro e Sud. Le Aquile vanno amate, non discusse. È più o meno questo uno dei ritornelli dei tifosi, duri e puri, dell’Us. Ma il sentimento, si sa, è spessissimo nemico della logica. E la razionalità diceva che il cammino dei giovanotti di Auteri ai playoff sarebbe stato in salita. Intanto, come premesso, storicamente. Ma nella stagione sportiva ancora in corso anche e soprattutto sotto il profilo tecnico. E non ci voleva un addetto ai lavori o un intenditore di calcio sopraffino per capirlo. Bastava assistere a qualche match dei raggruppamenti A o B di terza divisione su Raisat o Sportitalia. E un’occhiata sarebbe infatti stata sufficiente per scorgere la differenza fra il gioco praticato in quei gironi con team e atleti di caratura pari, o addirittura superiore, a quella di un Caracciolo sceso al vecchio Militare con la Feralpi. Un attaccante che, sebbene 38enne, vanta una piccola comparsata in Nazionale maggiore, due titoli conquistati con l’Under 21, un’esperienza in Coppa Uefa e una caterva di gol siglati nei campionati di vertice. Ecco allora che non avrebbe tratto in inganno il dover affrontare una rivale proveniente da una località di poco più di 9mila abitanti, tanti quanti i supporter presenti al Comunale circa 24 ore fa, e vestita con una tenuta che somigliava tanto alla confezione di uno yogurt. Un Salò che forse se ne infischia di cuore e agonismo, ma macina calcio.

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