Tradizione, salute e vegano anche in Calabria

La salute al primo posto. Vale di più alla fine delle feste natalizie, periodo durante il quale l’alimentazione tende a divenire un pizzico esagerata.

Ed allora, per recuperare, ecco una virata verso una tipologia di alimentazione più sana, almeno per qualche giorno. Non parliamo di dieta in senso stretto, ma di una golosa e sana alimentazione. Le festività sono al termine potremmo però già riprendere alcune tradizioni mediterranee buone e sane che potrebbero risultare utili anche per la salute.
Frugando nella tradizione tutte le regioni italiane hanno specialità vegane da offrire. Vale la pena riscoprirle! Ad esempio un semplice pancotto (minestra con pane secco) o una sana zuppa di ceci e castagne. Per i più golosi tante le ricette vegan della tradizione italiana:  i cjarsons carnici, riempiti con spinaci, uvetta, cioccolato grattugiato, cedro candito e cannella;  la campana insalata di rinforzo, che si prepara con cavolfiore bollito, pappacelle (peperoni tondi sottaceto) e olive: ogni giorno viene integrata con nuovi ingredienti fino ad arrivare all’Epifania.
La pasta non è vietata dalla dieta vegan e la tradizione è ricca di pasta composta solo da  acqua e farina e poi farcita con ogni tipo di verdure sono stagione se non addirittura con legumi o castagne. Si tratta di piatti sani e ricchi di fibre, ci riportano alle nostre radici e alle nostre tradizioni povere ma buone. Ricordiamo che i legumi sono le proteine del futuro e sono anche di buon auspicio per il nuovo anno.

Nella cucina calabrese la possibilità di scelta tra i prodotti vegan è ampissima. Ad esempio i maccarruni, rigorosamente fatti in casa e conditi secondo le proprie preferenze. La fileja, o maccheroni con il ferretto, conditi con i funghi della Sila o lagane e ciciari cusentina, piatto semplicissimo ma saporito. Si tratta di pasta fatta in casa condita solo con ceci lessati, olio, aglio e peperoncino. Trionfa anche la cipolla di Tropea protagonista della licurdia, tipica zuppa di verdure fresche come scarola, bieta, asparagi ma alla cui base c’è la cipolla tipica della regione che regala un sapore dolciastro al piatto. Da non dimenticare oltre a tutte le tipiche zuppe di verdure anche i “pipi chini” o i “pipi e patati”, delizie che se cotte in maniera sana possono entrare a far parte di una corretta alimentazione.

     

I piatti vegan sono davvero infiniti (alcuni un pochino meno salutari ma certamente migliore di quelli contenenti prodotti di origine animale): i.curucchi o crespelle,  la bomba di Soverato  (pomodori secchi, carciofini bolliti, funghi, polpa di melanzane, pomodoro e l’immancabile peperoncino), la ciambrotta calabrese, la millecosedde, i rurdillo, la  pitta ‘nchiusa, i cannariculi, le pitte con niepita, i petrali. Ovvio che per gli impasti è da utilizzare l’olio d’oliva tipico della nostra regione.

In merito ai dolci la tradizione delle torte a base di latte, burro e uova è figlia del dopoguerra. Questo ci ha portato a un malessere fisico e ambientale ed è inesatto dire che la pasticceria tradizionale italiana è solo a base di prodotti animali. Per esempio proprio al sud si usano volentieri i prodotti di origine vegetale come ad esempio le mandorle . La pasticceria vegan sta diventando sempre più salutare. Oggi con la consapevolezza di medici e ricercatori si è capito che il malessere è dato da unione di grassi, zucchero e sane.
Allora per questo ultimo periodo di feste ed ogni giorno è possibile valorizzare i prodotti locali: i cereali, legumi, le erbe aromatiche. frutta e verdura a km 0. (c.m.)

Redazione Calabria 7

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