Sanità, emo-danneggiati chiedono aiuto ad Oliverio

Giovanni Caglioti, figlio di un paziente e membro del Comitato vittime sangue infetto della Calabria

 C’è sofferenza, umiliazione, rabbia, disperazione in quella storia che appartiene a circa mille calabresi. È la storia dei cosiddetti “malati di sangue infetto”. Vittime di uno degli scandali più clamorosi e inquietanti della sanità made in Italy accaduto negli anni 80 e 90, ma ancora denso di conseguenze di tipo sanitario, legale e assistenziale.

I loro diritti, difatti, nonostante sulla carta siano fermamente sanciti dalla legge n 210 del 92, sono ancora calpestati. La battaglia per le loro rivendicazioni – come ci ha raccontato Giovanni Caglioti, figlio di un emodanneggiato e membro del Comitato vittime sangue infetto della Calabria – si prospetta ancora lunga e difficoltosa. Il primo ostacolo da superare sarebbe riuscire ad ottenere ascolto da parte delle Istituzioni, come la Regione che continua a corrispondere in ritardo i sussidi aumentando il livello di disagio permanente in cui queste persone vivono quotidianamente.
I fondi a cui si fa riferimento sono quelli che lo Stato dovrebbe erogare entro la fine del 2016 per una somma di circa 12 mila euro, e che serviranno per il pagamento degli arretrati dovuti per la rivalutazione degli indennizzi spettanti agli emodanneggiati.
Fino ad ora nessuna risposta concreta. Da anni le responsabilità vengono “rimpallate” da un ente all’altro, partendo dal Governo centrale per finire alla Regione. Anni di omissioni e inefficienze di fronte al bisogno reale di ricevere un vitalizio che il più delle volte costituisce l’unico mezzo di sostentamento di questi malati cronici. Uno spiraglio sembra essersi aperto qualche settimana fa tra le stanze della cittadella regionale da dove sono partite parole di rassicurazione sulla puntualità dei pagamenti dei ratei con l’uso di risorse a carico del bilancio regionale.