Coronavirus, in Calabria test negativi: prevenzione e responsabilità le armi per battere il contagio

Analisi negative a Catanzaro e Reggio Calabria. Il Coronavirus non registra casi al momento in Calabria, ma, come nel resto d’Italia, dopo i focolai in Lombardia e Veneto e l’espansione di casi in 5 regioni, l’attenzione resta massima.

Una donna arrivata a Lamezia Terme ed un’altra a Campo Calabro, entrambe collegate con incontri con possibili infetti a Codogno, sono state precauzionalmente isolate, ma i primi test sono negativi. Un’altra donna, un’insegnante del Vibonese, anche lei proveniente da Codogno, é in quarantena volontaria in attesa di esami. Insomma, questi casi, e altri casi monitorati, di calabresi rientrati dal nord Italia, si susseguono e si susseguiranno verosimilmente, ma, e questo va evidenziato, tutto questo accade per una macchina che si è messa in moto per contrastare la diffusione del virus.

Intanto, il governo ha fermato partite di calcio di serie A, eventi pubblici, ha isolato i comuni dove si sono sviluppati i focolai ed ha sospeso gite scolastiche. Adesso, nessuno può lasciare quelle zone senza avvisare del loro spostamento ed alcuni sono stati fermati mentre stavano per mettersi in viaggio. Insomma, i provvedimenti sono in atto, anche se gli italiani non sono per nulla tranquilli. In primo caso perché non è ancora chiaro se il Coronavirus sia stato diffuso da un paziente zero che abbia avuto contatti con la Cina o se invece sia autoctono, come riscontrato in Giappone e Corea del Sud. Di certo, nessun altro Paese europeo sta vivendo quello che sta invece accadendo in Italia, diventato il quarto Paese nel mondo per contagi da virus. L’emergenza, come ovvio, durerà a lungo, ma il modo migliore per difendersi dal virus è la prevenzione. Lo suggeriscono i medici, che ribadiscono come il virus influenzale sia per la maggior parte dei casi una normale influenza. Chi ha patologie pregresse rischia ovviamente un peggioramento del quadro clinico, ma anche questo è normale, poiché ogni influenza o malattia infettiva generica provocano un aumento del rischio di mortalità nei pazienti. Dal Coronavirus si guarisce, come abbiamo visto a Roma, dove due pazienti sono stati dimessi. Ecco perché, per quanto sia normale vivere una condizione di ansia, é fondamentale che i cittadini si dimostrino maturi e responsabili nell’affrontare l’altissimo rischio di contagio. Ora, è fondamentale capire se il virus è arrivato o se si sia generato in modo autoctono ed é di vitale importanza limitare al massimo il contagio. Perché il Coronavirus fa paura solo un caso di Pandemia, dove diventerebbe estremamente complicato assistere e curare tutti. Quanto si sta facendo potrebbe essere sufficiente, ma in Italia, inutile nasconderlo, la paura ha contagiato più del virus. Ma il panico non è il rimedio, anzi. Pertanto, chiunque avvisi sintomi o crede di essere stato in contatto con persone contagiate deve avvisare il 112 o il numero verde 1500, poiché recarsi in ospedale senza avere problemi di natura respiratoria o di febbre alta complica la gestione dei pazienti è di eventuali casi di contagio. Prevenzione e responsabilità, solo queste sembrano essere al momento, in attesa di un vaccino che non tarderà ad arrivare visti i passi in avanti rapidi della ricerca, le armi valide per contrastare il virus che tiene in ansia il mondo.

      Redazione Calabria 7

 

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