Coronavirus, dirigente medico Giusy Iemma: “Fare tamponi a tappeto”

Coronavirus, dirigente medico Giusy Iemma: “Fare tamponi a tappeto” 16 Marzo 202016 Marzo 2020 “Contro l’emergenza COVID 19, si prenda in seria considerazione la possibilità di fare tamponi a tappeto”.

E’ la proposta del dirigente medico cardiologo dell’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, Giusy Iemma. “Il Veneto – afferma – ha annunciato di voler fare «tamponi on the road», sulla falsa riga di quanto fatto dal Sud Corea, idea accolta anche dalla Germania.

Lo si faccia pure in Calabria in una sorta di postazione «stop and go». La linea ufficiale resta quella di fare i tamponi solo alle «persone sintomatiche» che abbiano avuto contatti «sospetti», con zone epidemiche o con persone contagiate, ma è indubbio che vi è una ricircolazione del Coronavirus superiore rispetto al numero dei pazienti positivi confermati, questo significa che vi contribuiscono fortemente i soggetti asintomatici o paucisintomatici.  Fare il tampone per la ricerca di Covid-19 ai contatti stretti di casi positivi, potrebbe rivelarsi una misura insufficiente, vere indagini epidemiologiche su tutti i contatti reali dei malati non si riescono a fare, l’indicatore è il numero dei decessi registrato in Italia. Il distanziamento sociale è importante, ma la tracciabilità delle persone positive è strategica per contrastare la pandemia.

   

Senza un’azione snella e aggressiva, anche alla luce del massiccio esodo di persone provenienti da zone endemiche, solo una parte di queste registrate al sito ufficiale della Regione, il virus in Calabria continuerà a circolare facendo registrare un aumento esponenziale dei casi positivi di Coronavirus. La nostra Regione, stante le carenze logistiche e di personale sanitario tristemente note, per i lunghi tempi tecnici necessari per l’approvvigionamento di macchinari essenziali nella cura dei pazienti critici, non è nelle condizioni di affrontare la nuova emergenza sanitaria. La quarantena, per i contatti stretti con un caso risultato positivo, basata sulla sorveglianza attiva, potrebbe rivelarsi una misura cautelativa inadeguata per contrastare la diffusione del virus. Uno studio pubblicato su The Lancet dimostra come la mediana dell’eliminazione virale sia di 21 giorni. Ciò significa che una parte di positivi, dopo la permanenza domiciliare fiduciaria di 14 giorni, esce di casa ancora positiva, perché nessuno controlla che il tampone si sia negativizzato. A questo si aggiunga che questa misura di isolamento quarantenario spesso sottrae forza lavoro ai settori della Sanità deputati alla cura di questi e altri malati, non si dimentichi che malattie gravi come l’infarto, l’ictus e le patologie oncologiche continuano a manifestarsi.

Di questo passo, attesa la cronica carenza di dispositivi di protezione adeguati ad evitare il contagio, gli operatori sanitari saranno tutti o quasi posti in isolamento obbligatorio, verranno a mancare unità lavorative e, quando positivi senza saperlo, potrebbero contribuire alla diffusione del virus, senza pensare poi all’aspetto emotivo di chi sta in quarantena, quasi in attesa che la malattia si sviluppi. Se poi si considera che il costo medio di un tampone si aggira intorno ai 30 euro, cifra peraltro non proibitiva, si comprende come allargare lo spettro dell’esecuzione dei tamponi, puntando ad isolare anche i positivi asintomatici, diventa un prezioso investimento in termini di prevenzione e un rimedio efficace per contenere l’infezione da Covid 19″ conclude la dottoressa Iemma.

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