Coronavirus, a Catanzaro la quarantena per molti è solo uno “stato mentale”

Coronavirus, a Catanzaro la quarantena per molti è solo uno “stato mentale” 20 Marzo 2020

di Danilo Colacino – Un giro per le strade di Catanzaro. In una mattinata come tante di un inizio weekend invece diversissimo da qualunque altro che non appartenga al mese di marzo del 2020.

Che non sia stato cioè sotto un regime di quarantena sanitaria sconosciuta in tempi di pace in Italia e in molte altre parti del mondo nelle quali viceversa non siano in passato scoppiate insurrezioni, colpi di Stato o addirittura guerre civili.

   

Il clima che si vive attualmente in città è già stato descritto molte volte, ma il nostro giro odierno è stato parecchio lungo e articolato.

A cominciare dalla presenza nella fila abbastanza ordinata davanti allo sportello interno bancomat di una nota banca della periferia Nord.

Due correntisti sono dentro, per come prevedono le prescrizioni, mentre gli altri attendono fuori muniti di guanti e mascherine.

Sono le ore 7.05 esatte e qui notiamo purtroppo la prima persona sprovvista invece di qualunque protezione che entra come nulla fosse e con un atteggiamento, ci sia consentito, del tutto strafottente e incurante della salute pubblica.

Ci spostiamo in un altrettanto conosciuto bar-tabacchi della zona Ovest nei pressi del Ponte Morandi.

All’interno, nel frangente, non ci sono clienti. È però stata correttamente sistemata una grande striscia divisoria a un metro dal bancone e negli spazi in cui si serve il caffè ci sono striscette più piccole che delimitano aree di un metro fra un cliente e l’altro.

Ci spostiamo poi nella parte Sud, rione Piano Casa, mentre nel frattempo sono le 7.50 circa.

Davanti a uno dei grandi palazzi del quartiere alcuni signori (forse appellativo eccessivo nel caso di specie) stanno portando a passeggio il cane o camminando vicino alla loro abitazione.

Parlano tranquillamente e a indispettire chi rispetta alla lettera il disciplinare del Dpcm Conte è il fatto che non indossino la mascherina o la tengano penzolante al collo quasi fossero quegli scapestrati adolescenti ogni tanto in marcia a bordo di una moto con il casco sulla nuca magari in attesa di tirarlo sulla testa in fretta e in furia se da lontano scorgono le forze dell’ordine.

Robe da matti, insomma.

Si tratta degli stessi soggetti, irrispettosi e incuranti, che entrano a turno – abbozzando una quasi irriverente copertura della bocca con il bavero del giaccone – in un negozietto molto frequentato di generi alimentari, viceversa doverosamente reso dai proprietari simile a una stanza sterile.

Quasi tutto è stato infatti messo sottovuoto o comunque coperto in modo efficace, pane fresco compreso.

Tempo, quindi, dopo il disbrigo delle faccende più urgenti di tornare a casa come dovrebbe fare chiunque e qui ecco arrivare le dolenti note, salvo quanto osservato in un fugace passaggio in un centro surreale ma con la poca gente che si vede davvero disciplinata.

Nient’affatto così invece, come premesso, man mano che ci si ‘defila’ da Corso Mazzini e Piazza Matteotti.

E il motivo è presto detto. Molti anziani fra i quartieri dello Stadio, del Cimitero di via Paglia e di Pontepiccolo, passeggiano in gruppo senza l’ombra di maschere o altro e uno addirittura corre in tuta per le vie di Santacroce neppure fosse in procinto di andare a competere alla maratona della terza età.

Note liete, al contrario, due cartelli legati ad altrettante inferriate: il primo con hashtag in salsa catanzarese #ciafacimu e il secondo dei bimbi di una scuola elementare con un bellissimo arcobaleno disegnato e un ringraziamento espresso a medici e infermieri dei limitrofi presidi clinici. 

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