Assistenza sanitaria privata: ‘Il Tar ha evitato il tracollo’

Secondo il dottor Antonio Matozzo

La recente sentenza del Tar della Calabria che, di fatto, ha annullato i decreti esecutivi del Piano di Rientro del Commissario Scura, sta facendo discutere. Una sentenza positiva sulla sanità calabrese che pone fine, secondo il dottor Antonio Matozzo, titolare di un’importante struttura ambulatoriale privata di Soverato, ad una situazione difficile specialmente per i cosiddetti privati in quanto, il Piano di Rientro prevedeva tagli al budget delle strutture private accreditate.

A tal propositivo, Matozzo  sostiene che “La forte preoccupazione non era soltanto per il pericolo evidente che il dimezzamento dei budget comportava per la gestione aziendale delle strutture  (mi riferisco alle ovvie ed evidenti difficoltà di affrontare i costi di gestione in termini di stipendi per i dipendenti e per le forniture) ma, soprattutto, per il pericolo dell’impossibilità di garantire i livelli minimi ed indispensabili di assistenza sanitaria al territorio”.

Una sentenza che, almeno per il momento, ha evitato il peggio, anche se, sempre stando alle parole del dottor Matozzo “la strada è lunga”. L’idea del Commissario Scura, infatti, prevede la riduzione delle spese di acquisto delle prestazioni da privati.

TRA LE RIGHE DEL TAR

Gli stessi tagli sarebbero compensati con un aumento della produttività delle strutture pubbliche, senza che ciò comporti degli aggravamenti di bilancio, avendo il servizio pubblico le potenzialità produttive per colmare i vuoti di servizio generati dai tagli. Leggendo attentamente la sentenza del Tar il concetto è chiaro: al momento le strutture pubbliche non sono in grado di fornire un servizio diagnostico in tempi brevi.

Matozzo, infine, pur mostrando coraggio nel continuare a difendere i diritti dei cittadini più deboli, evidenzia una situazione paradossale, chiedendo una revisione dei tagli programmati: “I ritardi delle ASP, dal momento che sono stati bloccati i pagamenti delle competenze prestazionali già maturate da gennaio 2018, stanno mettendo fortemente in crisi le strutture private, le quali devono comunque affrontare le spese di gestione”.