Sellia Marina, omaggio a Vittorio De Seta

di Antonia Opipari – Vittorio De Seta e la società meridionale degli anni ’50 è il titolo del convegno che si è tenuto questa mattina presso l’Aula Magna della scuola elementare di via Giardinello a Sellia Marina (Cz).

Forse non molti lo sanno ma Vittorio De Seta, il grande documentarista palermitano, figlio di Maria Elia De Seta Pignatelli, ha vissuto a Sellia Marina. Vi si è trasferito negli anni ’80, dopo la morte della moglie Vera Gherarducci e qui è rimasto fino al 28 novembre 2011, giorno in cui è scomparso. Ed a Sellia Marina risiede ancora la figlia di Vittorio, Francesca la quale ha presenziato il convegno ricordando la sua famiglia e di come i suoi genitori si siano  «amati tantissimo».

Un sentimento testimoniato anche da Franco Santopolo, storico dell’agricoltura, grande amico del registra: «Quando penso a Vittorio mi viene in mente una frase di Garcìa Màrquez: “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla”». Vittorio era un aristocratico, ha avuto una gioventù dorata e forse per questo si è sempre interessato alle vite “degli altri”, di quelli diversi da lui. «La sua opera ha rappresentato una vera e propria svolta per il cinema italiano – ha detto -, perché lui aveva il grande dono di riuscire a capire quando le dinamiche sociali stavano cambiando ed era il caso di filmarle».

All’incontro hanno partecipato gli alunni delle seconde classi della scuola media dell’Istituto Comprensivo selliese, che hanno realizzato una ricerca sulla vita del regista, riuscendo anche ad intervistare una delle governanti che fu a servizio della famiglia De Seta. Analizzando l’opera dell’artista i ragazzi hanno capito l’importanza di salvaguardare determinate tradizioni e valori e questo è «un importante insegnamento», ha commentato il dirigente scolastico Filomena Rita Folino intervenuta al seminario assieme al sindaco Francesco Mauro, il quale ha promesso che presto la cittadina avrà un centro culturale dedicato a Vittorio De Seta.

Durante la mattinata è stata proiettata una video intervista del regista, dalla quale è emersa una sensibilità fuori dal comune ed una metodologia di lavoro davvero innovativa per quei tempi:«Non sapevo mai cosa potevo avere davanti alla telecamera, per cui costruivo il mio documentario man mano che me ne occupavo, a diretto contatto con la realtà» spiega il De Seta in quelle immagini.

«Questa comunità ha avuto il privilegio di averlo come ospite» ha esordito Eugenio Attanasio, presidente della Cineteca della Calabria nel suo intervento. «Ai tempi di De Seta il cinema era borghese, la cultura si faceva nelle grandi città; era impensabile vedere sul grande schermo contadini, pescatori, briganti, etc. – ha continuato -. Vittorio fu un rivoluzionario in questo senso: ha intuito che da lì a poco la società  meridionale degli anni che vanno dal ’53 al ’59 sarebbe scomparsa e l’ha cristallizzata; capì quanto era importante avere una memoria storica di questa società prima che sopraggiungesse la fase industriale. E non fu facile realizzare questi documentari perché la cultura delle origini era un qualcosa di cui ci si vergognava, era legata all’idea di guerra e di povertà». Attanasio ha poi invitato gli studenti a guardare Diario di un maestro, l’opera che più di tutte può essere considerata un esperimento sociale del De Seta: «Un cinema che potesse educare civilmente ad una società migliore» ha concluso.

Chissà cosa si chiederebbe Vittorio De Seta della collettività moderna.

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