Grillo ai calabresi: “O lavorate in nero o siete tutti della ‘ndrangheta”

di Danilo Colacino – Un mattatore sul palco del Mario Foglietti. Un cavalo di razza, vero animale da palcoscenico, il quale però qualche rospo di recente lo ha dovuto ingoiare in virtù di un Governo che non era proprio come se lo immaginava.

Appare così Beppe Grillo al pubblico di Catanzaro, non numeroso come forse l’appuntamento richiederebbe, ma entusiasta nel trascorrere un paio d’ore a ridere e riflettere grazie allo spettacolo Insomnia (titolo ispirato ai capolavori cinematografici del 1997 e dal 2002 del regista norvegese erik skjoldbjærg e del suo collega britannico Christopher Edward Nolan nel celebre remake hollywoodiano, con protagonista l’impareggiabile Al Pacino, della prima pellicola scandinava).

Unica distrazione la partita di Champions della Juventus contro l’Atletico Madrid, che ha tenuto a casa potenziali spettatori al pari del costo dei biglietti non proprio accessibile a ogni tasca.

L’inizio dello spettacolo.

La voce del comico genovese riecheggia dietro al sipario ancora chiuso in un teatro ‘illuminato’ solo da una luce soffusa: “Avete come ovvio i telefonini. Bene, lasciateli accesi”. In realtà è vitatissimo scattare fotografie ed effettuare riprese, pena l’arrivo dei membri dello staff che con estrema cortesia – ma altrettanta fermezza – impongono il divieto a tutti, giornalisti compresi, di fare video et similia.

Giusto così, perché chi vuole vedere Grillo deve recarsi a teatro. Senza se e senza ma. Poi, nel caso, lo si può pure contestare. Almeno nel capoluogo, però, tale facoltà diventa una gag con lui che chiede un euro in più sul ticket normale per farsi ‘dileggiare’ e persino tirare addosso mandarini offerti alla prima fila. E quando accade – per finta, sia chiaro – quelli seduti in poltronissima ne lanciano qualcuno in modo innocuo mentre il Beppe nazionale cala la ‘rete di protezione’ dietro a cui ripararsi.

L’omaggio, si fa per dire, ai calabresi.

“Gli applausi iniziali sono dei parlamentari calabresi dei Cinque Stelle. Non mi monto la testa per questo”. Esordisce così un Grillo con alle spalle una scenografia che più minimal non si potrebbe: fatta soltanto da un letto centrale, un tavolino con sedia in posizione defilata e uno schermo per proiettore. Uno strumento che gli servirà solo per pochi minuti nel corso dello show. “Ma, al di là di tutto, ciò che mi fa impazzire – incalza – è il vostro idioma.

È come la lingua inglese”. L’omaggio alla Calabria, si fa per dire, continua: “A Dinami non si è finora registrata una sola domanda di reddito di cittadinanza. Eppure siete una delle regioni più povere d’Italia, allora lavorate in nero o siete tutti della ‘ndrangheta. La realtà, però, è che siete bravi in molte cose: esportate i migliori medici e stasera (ieri per chi legge, ndr) farò intervenire un ingegnere informatico vostro conterraneo, il 39enne Fabrizio Paonessa, che ha elaborato un software in grado di monitorare le città con Google Maps, beccando gli evasori delle tasse comunali. Si tratta – spiega infine – di una banca dati collegata al catasto che rimetterebbe in sesto tante casse comunali.

Un ‘cervellone’ elaborato in sinergia con alcuni studenti dell’Unical”.

Gli affondi politici di un’avventura apparentemente connessa alla nevrosi e ai deficit di Grillo stesso. Scherza con una hostess che lo ‘disturba’ Beppe e con chi si distrae, buttando un occhio a Sky Go per vedere i gol della Juve in modalità remuntada.

A Grillo, del resto, ogni cosa serve insomma per fare spettacolo. Ma nel prosieguo ironizza: “Siamo in preda a malattie e fisime strane. Abbiamo la sindrome dell’Alexitimia, non certo quella dell’Economia. Pensate a me: se dormivo e digerivo bene dopo aver mangiato, non costituivo il Movimento. Datemi però atto, comunque la pensiate, di aver realizzato la più grande rivoluzione del Paese grazie alle mie elucubrazioni. Una visione nuova e dirompente fatta da me, un giullare di piazza, e da un manager dell’Olivetti, Gianroberto Casaleggio. Roba da non credere e che fra pochi giorni andrò a tentare di far assimilare a giapponesi e coreani. Io, proprio io, che da piccolo avevo per migliore amico e vicino di casa Donato Bilancia, un serial killer. Pensate allora se posso temere uno del Pd o di Forza Italia”.

Una serie di altre scoppiettanti battute politiche e non solo.

“Ora – dice – va di moda Nicola Zingaretti, alias Er Zeppola (per via della sua esse moscia, ndr). Ma non ha argomenti. Eppure sento criticare Luigino Di Maio, un fuoriclasse che ho conosciuto in un bar a Napoli quand’era appena 18enne. Un ragazzo meraviglioso, conservatosi tale. Noi però abbiamo già scordato Giorgio Napolitano, che ha ingrigito tutto, e Renzi, portatore del marrone (sarebbe pleonastico, oltreché sgradevole, fornire la spiegazione del colore scelto e citato, ndr). Meglio allora tornare al tempo in cui ero giovane io: rubavano tutti ed eravamo felici”.

Le battute finali.

“Grazie Calabria – chiosa – che ci hai mandato su la mafia, ma in compenso ti sei presa il clima del Nord. Qui infatti ora nevica mentre da noi facciamo i bagni. A prescindere da tutto, però, adesso criticatemi per il Governo. Non c’entro più. Affatto. Ma mi sento moralmente responsabile”.

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