“Contro la libertà”, uno spettacolo dirompente al Comunale (VIDEO)

di Carmen Mirarchi

Ieri sera al Teatro Comunale di Catanzaro sono andati in scena Mauro Lamanna, Gianmarco Saurino ed Elena Ferrantini con lo spettacolo “Contro la libertà”, realizzato dall’associazione culturale Divina Mania. Il testo è dell’autore catalano Esteve Soler, le cui opere sono state tradotte in 17 lingue e messe in scena in paesi come Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Svizzera, Grecia, Romania, Brasile e Messico.

   

Contro la libertà inizia in maniera dirompente con sette quadri simbolo dell’umanità che dovrebbero essere una guida per lo spettacolo intero. Sette scene con le quali si cerca di comprendere cosa sia in realtà la libertà. I personaggi ad un certo punto si domandano cosa possa essere questo sintomo strano che li invade. Una malattia, un elemento che li manda in cortocircuito. Cosi vengono trattati tutte le tematiche basilari dell’essere umano: la maternità, la vita di coppia, il sesso, l’infanzia, la morte, la religione, l’economia, i social. Insomma la vita umana ci viene mostra nella sua totalità costringendoci a porci delle domande. La più importante la libertà nel mondo del consumo in cui viviamo è poter comprare tutto? La mia libertà è la schiavitù di altri? La mia libertà passa per la distruzione di altri essere viventi? La libertà di un miliardario coincide con la schiavitù di milioni di esseri umani?

Quello che mi sono domandata io è stato: la libertà è solo una nostra illusione grazie alle quale siamo sempre più controllati? In realtà le mie interrogazioni al teatro comunale sono state tantissimi perché lo spettacolo di base pone tutti in una condizioni di riflessione completa sul quello che l’essere umano cerca ma che spesso rigetta perché incontrollabile: l’autonomia di pensiero.

Non è certo semplice fare un resoconto di una spettacolo così controverso ami avviso. L’uso dei dialetti lo reputo non necessario vista la grandezza degli attori in scena. La loro intensa interpretazione è talmente forte da non avere necessità di tenere alta l’attenzione dello spettatore con cambi linguistici.

Il tema del matrimonio è senz’altro quello che è arrivato di più perché la Ferrantini ha forse portato in scena un personaggio che si toglie ogni “velo” d’ipocrisia e sembra dire: io sono sposa, io sono pronta ad essere la compagna sino alla fine dei miei giorni di una persona che in realtà ha bisogno di cercare in meno qualcosa che non sono e non sarò mai? Una vita ad attendere la morte di mio marito per avere nuovamente la liberta, è questo che voglio?

Il miliardario che cerca di far sparire nel nulla gli “schiavi – operai” che per la sua compagna sono un rumore, un disturbo è l’emblema della nostra società capitalista. Abbassate la voce voi uomini – schiavi che dovete solo essere felici di lavorare 18 ore al giorno per uno stipendio da fame. Lavorare per il grande marchio è un orgoglio, deve esserselo. Non parlate, non vi lamentate, non prendete coscienza della vostra condizione perché tanto quando il capo decide “vi rinchiude nell’armadio” del silenzio.

La donna che affronta la pedofilia, atroce colpa di cui il marito si macchia e che lei fa finta di non vedere, di non capire. Cosa sarà mai? Una narrazione forte di ciò che può essere questo dramma, la moglie che cerca di sminuire il tutto pensando al figlio che desidera mentre il suo compagno distrugge la vita di poveri esseri umani lontani dalla loro terra. Questo è l’essere umano? Giustifichiamo tutti per non perdere la nostra routine, la nostra vita da esseri umani standard. Non vogliamo perdere il nostro equilibrio fatto di catene, anche se questo significa distruggere degli innocenti?

Ahimè quanto è cara la liberta! Chi la desidera davvero deve avere il coraggio di comprendere come in questo mondo siano riusciti a metterci in fila per seguire tutti un unico percorso lasciando ai margini chi invece è pronto davvero a lasciare le catene. In realtà la “chiave per liberarci” ce l’abbiamo tutti ma non la vogliamo utilizzare perché essere davvero liberi forse fa paura.

 

Da sottolineare sempre il valore del progetto Divina Mania, fondato da Mauro Lamanna e Gianmarco Saurino.  Un collettivo di giovani artisti che si occupa di sviluppare e produrre progetti in ambito culturale, cinematografico e teatrale. Mauro Lamanna, attore, regista e autore, ha lavorato per lo schermo a fianco di grandi premi Oscar come Danny Boyle, Donald Sutterland e Hilary Swank. Ha scritto e diretto per la scena: Crisis – la vera storia di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, col quale vince nel 2016 il premio come miglior regista al festival Short lab, e Studio Zero, spettacolo di teatro-danza. Gianmarco Saurino è un attore italiano. Ha perfezionato i suoi studi con Marcello Cotugno, Roberto Romei e Michele Monetta. In teatro lavora al fianco di Claudio Collovà, Stefano Sabelli, Roberto Cavosi e Davide Sacco. Saurino è protagonista di numerose serie televisive RAI. Nel 2014 ritira in Campidoglio l’ Oscar dei giovani come miglior attore.

redazione Calabria 7

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