Scomparsa Aidala: alla ricerca anche parenti ed amici più cari

Esclusa da tutti l'ipotesi-suicidio

Proseguono incessanti le ricerche di Marco Aidala, l’agronomo 36enne di Stalettì (Catanzaro) scomparso venerdì scorso nei pressi del Lago Ampollino. LEGGI LA NOTIZIA

Le operazioni sono condotte con estrema accuratezza e professionalità da vari corpi e reparti delle forze dell’ordine quali Carabinieri, anche Forestali, Vigili del fuoco, unità cinofile delle Fiamme Gialle e Soccorso Alpino Italiano intervenuti, subito dopo essere stati allertati dai familiari del giovane agronomo, con l’ausilio dei Nuclei Sommozzatori impegnati a scandagliare le acque del grande bacino artificiale in cui potrebbe trovarsi l’ormai esanime Marco.

Un ragazzo brillante, amante della vita e della natura, e con una passione smisurata per la pesca.

Molto più di un hobby per lui, forse addirittura una “compagna di vita”, che potrebbe però essergli stata fatale per come ipotizzato dagli specialisti al lavoro nel tentativo di ritrovamento del dott. Aidala, che al momento non asseverano l’ipotesi di suicidio ritenuta al contrario la meno probabile nel novero delle piste seguite.

SCARTATA IPOTESI SUICIDIO

Non ci sono infatti elementi univoci a supporto di una morte volontaria, ipotesi ritenuta azzardata e affrettata.

E gli stessi amici più stretti di Marco non hanno fatto altro che corroborare lo scetticismo sul punto delle forze dell’ordine, le quali stanno investigando in ogni direzione. Fra le valutazioni fatte, quella di un malore sopraggiunto dopo un sopralluogo preventivo, nelle rigide acque dell’Ampollino, propedeutico a un’imminente battuta di pesca

Il dott. Aidala, del resto, da provetto nuotatore non era nuovo a immersioni in mare e a bagni nel lago fuori stagione, anche in condizioni climatiche avverse, proprio in ragione dell’amore smisurato per la natura e ogni ambiente acquatico che faceva per così dire parte del suo Dna.

Senza contare che Marco conosceva benissimo quei luoghi, in cui aveva campeggiato in numerose occasioni per diversi giorni, finendo forse con fidarsene eccessivamente tanto da restarne vittima.

PARENTI ED AMICI PIU’ CARI ALLA RICERCA

Comunque sia, l’aspetto più importante – per come peraltro messo in rilievo a più riprese da un nutrito gruppo di amici più cari di Aidala che hanno preso parte alle ricerche sin dalla tarda serata di venerdì – è di continuare senza sosta il tentativo di ritrovamento in modo da restituire il corpo del giovane ai genitori.

Una madre e un padre esemplari, che trepidano in preda alla disperazione sin dai momenti successivi all’apprendimento della terribile notizia.

È da allora che, insieme all’altro figlio Pietro e a tanti parenti molto affettuosamente legati a Marco non hanno smesso di assistere alle operazioni di perlustrazione dell’Ampollino condotte dalle forze dell’ordine senza sosta, pure durante il nubifragio e lo stato di allerta-meteo di avantieri.

Un comportamento lodevole, che ha esaltato il valore di questi uomini.