Scandalo sessuale alla Municipale di Catanzaro, il gip: “Vigile e comandante restino al loro posto”

di Gabriella Passariello –

Rimarranno al loro posto e potranno continuare a svolgere le loro funzioni il tenente colonnello Salvatore Tarantino, sotto inchiesta per violenza sessuale nei confronti di una sua collega e il comandante del Corpo della Polizia municipale di Catanzaro Giuseppe Antonio Salerno, indagato per concussione, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, entrambi destinatari nel mese di luglio scorso di una richiesta di interdizione dai pubblici uffici, che vale come avviso di garanzia, vergata dal sostituto procuratore della Repubblica Stefania Paparazzo.Il giudice per le indagini preliminari Francesca Pizii, una volta sentiti gli indagati, assistiti rispettivamente dai legali Antonio Lomonaco e Carlo Petitto, interrogatorio preliminare ai fini della decisione, ha sciolto la riserva, bocciando la richiesta della Procura di sospendere i due indagati dal servizio per la durata di oltre un anno. I fatti, contestati dal magistrato titolare delle indagini risalgono al 26 settembre 2018, giorno in cui, secondo le ipotesi accusatorie, Tarantino, abusando della sua qualità di tenente colonnello e dei suoi rapporti per ragioni di ufficio con la persona offesa, “con violenza consistita nella repentinità dell’azione tale da non consentire alcuna difesa alla vittima”, avrebbe costretto C. F., agente di Polizia locale del Comune di Catanzaro a subire atti sessuali, consistiti in un bacio sulla labbra, durato per diversi secondi. Il tenente colonnello, quindi, avrebbe afferrato il collo della sua collega con entrambe le mani per baciarla contro la sua volontà e poi ci avrebbe pensato il capo ad insabbiare la vicenda, per non far trapelare la notizia.

La minaccia della mancata promozione. Il comandante Giuseppe Antonio Salerno, che risponde di concussione, in qualità di pubblico ufficiale, avrebbe abusato della sua qualità e dei suoi poteri, omettendo di trasmettere la comunicazione della notizia di reato di cui era venuto a conoscenza e avrebbe minacciato la vittima, di non poter procedere alla sua promozione a causa del deposito di una relazione di servizio con la quale la parte offesa denunciava l’episodio di abuso sessuale.  A questo punto, avrebbe costretto la collega a riprendere le copie della relazione di servizio dalla stessa redatta, facendosi promettere di sostituirla con un’altra relazione contenente un oggetto diverso: l’esposizione di questioni di lavoro in generale.

       

“Atti falsi”. Salerno, nei cui confronti si ipotizza anche il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, nel redigere l’annotazione di servizio numero 104779 del 2 novembre 2018, avrebbe attestato falsamente di aver incontrato la parte offesa per la prima volta l’1 ottobre 2018 alla presenza del tenente colonnello Salvatore Furriolo e che durante questo incontro “l’agente C. F. chiedeva di riprendere la relazione di servizio per integrarla, commentando che non voleva rovinare l’ufficiale. A questo punto il comandante e il tenente colonnello Furriolo davano, ognuno, la propria copia originale all’agente F. ”, mentre in realtà la vittima era stata convocata nell’ufficio del comandante il 28 ottobre 2018, ovvero lo stesso giorno in cui aveva depositato la relazione di servizio con la quale descriveva la violenza sessuale, ma in assenza del tenente colonnello Salvatore Furriolo, intervenuto solo successivamente. Sarebbe stato, quindi, lo stesso comandante a restituire alla parte offesa le copie della relazione di servizio del 28 ottobre 2018, dicendole di sostituirla con una relazione di servizio su questioni di lavoro di genere.

L’omessa denuncia in Procura e il favoreggiamento. Per Salerno si ipotizzano, inoltre, i reati di omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale e il favoreggiamento personale. In particolare, avrebbe omesso di denunciare all’autorità giudiziaria la violenza sessuale di cui aveva avuto notizia nell’esercizio delle sue funzioni e avrebbe aiutato Tarantino ad eludere l’attività investigativa. L’indagine è scattata in seguito alla querela sporta dalla vittima alla Compagnia dei carabinieri del Norm di Catanzaro.

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