San Luca, Brugnano: candidati per servire le istituzioni, non per servircene

di Danilo Colacino – Quella che vi stiamo per far leggere non è un’intervista qualunque, essendo in realtà il racconto di una storia che – senza enfasi – non esitiamo a definire quasi fiabesca: #legalitàasanluca. Un programma che ha tratto spunto da una proposta del compianto presidente emerito della Sezione Penale della Suprema Corte Romano De Grazia, peraltro ispiratore e strenuo sostenitore della Legge Lazzati, a cui balenò l’idea di far candidare a sindaco della famigerata cittadina aspromontana (alle prese con reiterati scioglimenti dell’amministrazione municipale per infiltrazione mafiosa) l’attuale segretario nazionale dell’Fsp Giuseppe Brugnano. Un sindacalista, e soprattutto un poliziotto, con la schiena dritta, il cui impegno in favore del rispetto della legge è arcinoto. Un uomo con simpatie, manifeste e da sempre dichiarate, per il centrodestra e un profondo legame di stima e affetto nutrito nei confronti del deputato di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro. Ma, come premesso, guidato dalla stella polare della legalità al di là di ogni figura di riferimento e contingenza.

Il Brugnano-pensiero, che precede le domande di calabria7.it, con un messaggio fin troppo chiaro. Non ha mezze misure Brugnano: “Qualche mese fa neppure avrei preso in considerazione un simile coinvolgimento, tanto è vero che pur lusingato dalle affermazioni dell’indimenticato giudice De Grazia avevo declinato l’invito dopo aver appreso dalle agenzie di stampa la notizia di una tale speciale investitura, definiamola così. Furono i suoi colleghi a dirmelo subito e io mi limitai a esprimere gratitudine all’impareggiabile Presidente con la P maiuscola, ma senza come ovvio dare seguito all’esortazione. Una mancata accettazione che si è però trasformata in un sì per effetto del pressing esercitato su di me dal famoso massmediologo Klaus Davi. Uno che da postazioni molto comode e soprattutto da circa 1.200 chilometri di distanza da qui si è innamorato della Calabria. Un colpo di fulmine che lo ha spinto a venire da noi a ‘sporcarsi le mani’; a provare addirittura a combattere nientemeno che la ‘ndrangheta nella temuta e temibile roccaforte. E come si fa a dire di no a uno così?”.

Già, in caso di un vostro successo nelle urne, Davi sarà primo cittadino e lei e l’ex capo dipartimento della Protezione Civile regionale Carlo Tansi assessori. Una compagine di superprofessionisti nel loro campo, ma quantomeno eterogenea… “Come darle torto, astrattamente parlando. Attenzione, però, perché anche se in mezzo a noi ci sono persone che votano o simpatizzano per il Pd così come altre, il sottoscritto ad esempio, di orientamento opposto, il comun denominatore resta la volontà di trasformare l’epicentro della criminalità organizzata della Calabria nella località di storia, tradizioni e cultura, che potrebbe e dovrebbe essere. Mi riferisco alla culla di Corrado Alvaro e non solo. Un luogo da restituire al più presto all’originaria importanza e bellezza”.

Efficace slogan da campagna elettorale il suo. “Sbaglia. E anche di grosso. Pensa che mi batterei il petto per assumere un impegno tanto gravoso senza in pratica ricavarne alcun tornaconto personale, se non la soddisfazione di poter affrancare una terra meravigliosa dal giogo della mafia. E si badi bene, non all’insegna dell’instaurazione di uno Stato di Polizia bensì della condivisione e della collaborazione con la gente onesta di San Luca e dell’intera regione”.

Lei è parte di una squadra blasonata, d’accordo, ma non le pare di volare troppo alto? In fondo sareste neofiti del ruolo. “Ancora una volta, non coglie un aspetto fondamentale. Le sfugge insomma che noi andremmo in Comune per servirlo e non per servircene. Un dato affatto da sottovalutare”.

Suvvia, alla luce degli onerosi impegni lavorativi di ognuno di voi, dove trovereste il tempo per fare questa rivoluzione civile? “Ribadisco. Noi non ci comporteremmo come la politica tradizionale, che in circa 60 anni di governo di San Luca, peraltro quasi sempre in mano a forze di ispirazione comunista o più di recente socialista, ha realizzato poco o niente di concreto. Basti valutare le condizioni in cui versa la realtà sanluchese, pur avendo di recente vantato il limitrofo capoluogo di provincia Reggio (adesso città metropolitana, ndr) un ministro dell’Interno quale Marco Minniti. Ecco perché, adesso, sarebbe il caso di dare fiducia a una lista civica, di certo non riconducibile ai partiti e alla cosiddetta nomenclatura per come si è abituati a concepirla e identificarla”.

Ma come, se avete ricevuto un prezioso endorsement da ‘pezzi pregiati’ di Forza Italia quale il deputato Francesco Cannizzaro. “Sì vero, ha lodato il progetto. Le risulta però che la dirigenza locale azzurra abbia fatto una lista o ci abbia fornito un aiuto fattivo in altro modo. Nulla di tutto ciò, nessun sostegno organico. Eppure servirebbe come il pane in un’area che, in particolare dopo la strage di Duisburg di Ferragosto 2007, nell’immaginario collettivo è etichettata quale un inespugnabile fortino: il regno dell’Antistato, in altri termini. Una sorta di marchio dell’infamia che noi vogliamo cancellare, ma stavolta non con un’opera repressiva esclusivamente demandata a magistratura e forze dell’ordine. Anzi, proprio con il supporto dei cittadini perbene a cui noi non offriamo una falsa panacea di tutti i mali bensì soltanto la prospettiva di una lotta senza quartiere alla ghettizzazione. Una guerra che però si combatte non certo militarizzando la città. Semmai il contrario. L’idea, infatti, è di far capire ai boss che tira un’aria nuova e per loro divenuta all’improvviso irrespirabile”

Saremo pure tignosi, però a noi sembra che ci abbia appena rifilato l’ennesimo spot elettorale. “Capisco che ormai la diffidenza nei confronti della politica abbia raggiunto, e forse superato, i livelli di guardia, tuttavia lei continua a fare confusione”.

Perché? “Semplice: ci mescola acriticamente ai soliti mestieranti delle Istituzioni, i poltronisti a qualunque costo. Non tutti, per carità, ma una consistente fetta di quanti, tanti ahimé, considerano i consessi pubblici uffici di collocamento. Ragion per cui, mi permetto di chiedere ai conterranei sanluchesi di votarci per dar vita a un cambiamento effettivo e non solo declamato”

 

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