Reventinum, 12 fermi tra la Sila e il nord Italia

Faida della Presila

E’ di 12 persone fermate il bilancio dell’operazione denominata “Reventinum”, coordinata dalla Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri e condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale e Reparti speciali, nella provincia e in alcune zone del nord Italia. Le persone fermate sono ritenute appartenenti alle cosche di ‘ndrangheta Scalise e Mezzatesta attive nella Presila catanzarese. Tra loro anche un indiziato di delitto per associazione per delinquere di tipo mafioso ed altri reati contro il patrimonio. Alcuni soggetti fermati sono accusati, altresì, di sequestro di persona e violenza privata nei confronti dell’avvocato Francesco Pagliuso, incappucciato e legato in un bosco del Reventino perchè accusato di poco impegno in un processo che vedeva coinvolto Domenico Scalise (figlio di Pino, capo dell’omonima cosca). Lo stesso Pagliuso, vicino alla famiglia Mezzatesta, fu ucciso il 9 agosto del 2016 a Lamezia Terme da Marco Gallo, arrestato successivamente due anni dopo, in rapporti con la cosca Scalise e già responsabile dell’omicidio di Gregorio Mezzatesta.

Nel corso del blitz, i Carabinieri hanno effettuato numerose perquisizioni e sequestrato ingenti somme di denaro oltre a svariati documenti. I nomi dei 12 fermati: Pino Scalise, 61 anni; Livio Mezzatesta, 40 anni; Giovanni Mezzatesta, 43 anni; Angelo Rotella, 36 anni; Luciano Scalise, 41 anni; Andrea Scalzo, 38 anni; Salvatore Domenico Mingoia, 54 anni; Vincenzo Mario Domanico, 43 anni ; Giuliano Roperti, 50 anni; Cleo Bonacci, 57 anni; Eugenio Tomaino, 55 anni; Ionela Tutuianu, 42 anni