Regionali, tra Abramo e Occhiuto operativo il patto dell’aragosta

di Danilo Colacino – Diavolo di un Sergio Abramo, che scompagina i piani rendendo lo scenario politico catanzarese degno di un giallo dell’impareggiabile Maestro del Brivido Alfred Hitchcock. Il sindaco, infatti, da alleato di ferro di una parte della sua maggioranza in Comune – del tutto contraria all’ipotesi di Mario Occhiuto aspirante governatore del centrodestra – improvvisamente la molla e passa con l’altra, che invece di Occhiuto è fan sfegatata. Un balletto assai sospetto, all’insegna del presocratico adagio: “Nulla è ciò che sembra”, da cui si potrebbe quasi pensare a un accordo collettivo nel centrodestra del capoluogo per arraffare più fette di torta possibile (leggasi incarichi alla Cittadella e a Palazzo Campanella) salvo non ci si trovi in ‘sella’ a una giostra impazzita. Paradossi a parte, però, lo scontro sembra inevitabile. Basti leggere un post pubblicato su Facebook da una persona molto vicina all’ex senatore Piero Aiello, che reca l’eloquente frase “con Occhiuto Calabria pignorabile”. Una fucilata sparata in pieno petto a quanti sulla carta farebbero parte dello stesso schieramento. Comunque sia, senza indulgere in dietrologia e retroscenismo spiccioli, attendiamo il civico consesso di dopodomani per capire cosa stia bollendo in pentola, perché la sensazione di qualche grande bluff è assai forte. Qualcuno pare in sostanza giocare con carte truccate.

La virata di Abramo. Tutti si stanno chiedendo il motivo della clamorosa inversione a U del sindaco, da poco dichiaratosi entusiasta sostenitore della candidatura di Occhiuto alla presidenza della Regione.

Strano, ci si interroga, dal momento che fino a pochi giorni fa aveva tuonato lo slogan: “Il governatore deve essere di Catanzaro”. Ma la realtà è che i ‘disorientati’ o non conoscono il sindaco ovvero sono ingenui, ignari della sua capacità di fiutare le occasioni cambiando repentinamente opinione. Una scaltrezza sul cui altare sacrifica inesorabilmente alleati, inclusi i più fidati, pur di raggiungere un obiettivo. Un cinismo che lo porta a disconoscere gratitudine e riconoscenza. In questo caso, tuttavia, Abramo non ha mutato l’idea iniziale bensì recitato una commedia, ingannando i concittadini Wanda Ferro e il citato Aiello i quali se – come premesso – davvero non hanno un asso nella manica saranno fuori dalla partita.

L’isolamento di Aiello e la marginalità di Claudio Parente. Chi conosce i due medici prestati alla politica sa che sono tutto, fuorché sprovveduti. Anzi, non facciamo fatica a riconoscere loro – seppur con gradazioni diverse – qualità non indifferenti. Eppure potrebbero essere rimasti spiazzati dall’astuto progetto abramiano. Una sintonia celata fino alla sorpresa finale che ha appunto creato tanto sgomento, o presunto tale, negli ultimi due giorni.

L’accordo fra sindaci e il Piano A. La verità è che Abramo avrebbe raggiunto già da molti mesi un solido patto con il suo omologo cosentino Occhiuto, “siglato – asseriscono i soliti ben informati – in un noto ristorante di Nocera Terinese in cui tra un’aragosta e una spigola, innaffiate da un ottimo vino, si sarebbero spartiti i ruoli”. Ma cosa prevederebbe tale ‘accorduni’, sottoscritto al riparo da occhi indiscreti e dunque in gran segreto? Semplice: il governatorato a Occhiuto e la vicepresidenza della Giunta al collega con in più una bella delega al Bilancio. Mica male, quindi. Questo, almeno, secondo il Piano A. Perché c’è da fare i conti con l’incompatibilità delle cariche di primo cittadino e assessore regionale. Fatto che porterebbe allo scioglimento dell’assise civica e di conseguenza di quella provinciale. Un terremoto, in chiave politica, che nel capoluogo della Calabria mieterebbe una messe di ‘vittime’: prime fra tutti assessori e consiglieri forzisti che andrebbero a casa. Un semplice effetto collaterale, però, per Abramo che quando si tratta di raggiungere uno scopo personale non ci pensa due volte a sbarazzarsi dei compagni di viaggio. Ne sanno qualcosa, del resto, i quindici membri dell’Esecutivo ‘usa e getta’ della scorsa consiliatura. E che dire del povero Sergio Dragone, il potente capo Ufficio Stampa prima e addirittura insostituibile uomo ombra poi. Uno che – al di là di ogni considerazione – ha pianificato da abile stratega la complicatissima rielezione del sindaco nel 2017, ma con cui Abramo è comunque arrivato alla rottura per una questione non certo insormontabile e apparsa – a chi conosce i fatti – solo un ‘futile capriccio’. Ma l’elenco dei suoi proverbiali ‘benserviti’  è pletorico.

Il Piano B. Abramo, però, come da abitudine, ha pensato a ogni dettaglio. Ecco allora il piano B, meno dirompente del precedente, che consiste nell’attesa della scadenza naturale del mandato da sindaco (nel 2022) e l’immediata nomina successiva alla presidenza della Sorical. Altro ‘cavallo di ritorno’ per lui. Ma allora, torna la domanda, perché ha gridato: “Presidenza a Catanzaro o morte?”. Solo per tenere a bada gli scalpitanti Aiello e Ferro e i malumori interni alla sua coalizione. Senza dimenticare il sogno di centrare la sestina vincente al SuperEnalotto con un Occhiuto ‘fuorigioco’ per qualche traversia esterna alla politica e lui pronto al subentro. Un capolavoro di opportunismo, tale da far impallidire Niccolò Machiavelli e il suo intramontabile “Il Principe”.

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