Regionali, Pitaro: “Vergognosa la spoliazione dell’ospedale di Lamezia”

“Per anni è stata il serbatoio elettorale della politica, che ha premiato le appartenenze a scapito del merito per acquisire consenso elettorale.

Adesso, dopo dieci anni di commissariamenti fallimentari e l’insipienza della Regione nel riorganizzare strutture e servizi, assistiamo alla spoliazione del Sistema Sanitario Regionale in una condizione di impotenza. Quanto sta accadendo al ‘San Giovanni Paolo II’, l’Ospedale di una delle più popolose e trascurate città della Calabria com’è Lamezia Terme, è semplicemente vergognoso.”

Lo afferma in una nota Francesco Pitaro, candidato al consiglio regionale con ‘Io resto in Calabria’ – Pippo Callipo Presidente, circoscrizione centro.

     

“E’ evidente che il rischio, dopo il succedersi di sospensioni (cardiologia e medicina interna prima, ed ora l’attività di ginecologia ed ostetricia) e l’indifferenza verso le legittime preoccupazioni dei cittadini da parte delle strutture decisionali governative (in primis il Commissario) e di chi, in tutti questi anni, per la Regione ha svolto soltanto un’inutile comparsata polemica, è lo svuotamento dell’Ospedale e forse il suo smantellamento.

Un rischio che deve essere scongiurato con ogni mezzo a nostra disposizione e a tutti i costi!

Sulla sanità ridotta a brandelli la Calabria si gioca una partita decisiva. Nell’avvio dell’ XI legislatura regionale sarà urgente che il neo Presidente si doti di un Dipartimento composto da professionalità qualificate e indiscusse e lo metta all’opera di concerto con tutti i soggetti che hanno diritto di parola, per fronteggiare alcune delle più gravi criticità che mettono in discussione il diritto costituzionale dei calabresi alla salute. Oggi violato, anche perché l’offerta sanitaria non è rapportata al reale fabbisogno. E perché mancano attendibili studi epidemiologici che diano serietà ai Programmi operativi approvati dai commissari negli anni. La Calabria -continua ad avere la maglia nera per i Livelli essenziali di assistenza.

Nonostante anni di commissariamento non si aggiunge il livello minimo previsto dalla griglia Lea.

Il disavanzo di 213 milioni di euro è  costituito, per una buona parte, dagli interessi passivi, dalle spese legali e dalle procedure esecutive che gravano sui ritardati pagamenti dei fornitori. Al momento, l’addizionale regionale che grava su tutti noi (al massimo storico), è sufficiente appena  a pagare  questi oneri  e non certo a garantire la copertura dei Livelli essenziali di assistenza.

Un grande guaio! Se si legge l’ultima relazione del Tavolo di monitoraggio i rilievi più gravi si riferiscono al disordine dei bilanci  aziendali, e manca l’Asp di Reggio. Allora, c’è da farsi una prima domanda – posto che l’indefinitezza del reale ammontare del debito commerciale non può esistere in un sistema sanitario che da 10 anni è in mano a commissari, sub sommissari ed advisor contabili pagati profumatamente – : come sono state rilevate le informazioni contabili visto che, per esempio,  Il  debito pregresso al 31.12.2018 non è definito, in quanto pare che non ci sia coerenza tra i dati caricati sulla PCC (Piattaforma della Certificazione dei Crediti) ed i partitari aziendali (elenco delle fatture da pagare)?

E inoltre: com’è possibile che un Sistema unico informatico regionale, finalizzato alla messa in rete di tutte le informazioni contabili e dei flussi informativi da inviare al Ministero per la verifica dei Lea, pagato con i fondi comunitari e che ha delle potenzialità incredibili, sia solo parzialmente operativo?

Non basta più denunciare il non funzionamento della sanità: occorre capire dove si nascondono gli inghippi e segarli. Sono del parere che le responsabilità non sono solo dei commissari, ma coinvolgono anche i singoli dirigenti che si sono succeduti all’interno di un sistema in cui prevale la ‘disorganizzazione organizzata’ e  che hanno dimostrato inadeguatezza nel programmare e controllare le disposizioni date ed i risultati raggiunti dalle Aziende della sanità in Calabria.”

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