Regionali, Non è tutto oro quello che luccica. E qualcuno guarda forse già a Roma

di Danilo Colacino – Chi vince festeggia, chi perde spiega. Questo si dice di solito nel mondo dello sport in generale e del calcio in particolare. Ma di sicuro anche in politica.

Perché no, del resto? Ebbene, è successo pure ieri in cui però molti ‘campioni delle preferenze’ – comunque rientrati… nell’Astronave – un motivo per tradire una piccola smorfia di disappunto durante la festa, a fronte di un sorriso invece legittimamente stampato in faccia H24, ce lo hanno avuto. Eccome.

E basta fare un paragone con i numeri (non opinabili) venuti fuori dalle urne cinque anni orsono quando, è noto, il centrosinistra sbancò e di contro il centrodestra si leccò le ferite del post Scopelliti superpresidente.

     

Ma sempre allora – senza come ovvio l’effetto Carlo Tansi e un’M5S che era cosa assai diversa della straripante forza nazionale del quinquennio d’oro 2015-2019, prima del lento tuttavia inesorabile declino iniziato con le Europee di fine maggio dell’anno scorso – tanto a Destra, quanto tantissimo di più a Sinistra, molti registrarono un vero pieno di preferenze.

Un’incetta di consensi fatta di ben oltre 10mila preferenze, o poco giù di lì, fino a 12mila e dispari nell’area centrale calabrese e nel reggino o addirittura di quasi 15mila nel macrocollegio Nord.

Nulla a che vedere con gli asfittici quozienti attuali ad esclusione che (tra vecchi, tanti, e nuovi, pochi, ‘assidui frequentatori’ di Palazzo Campanella) per Gianluca Gallo, Nicola Irto, Baldo Esposito, Giovanni Arruzzolo, Luca Morrone, Domenico Creazzo, Domenico Giannetta, Giuseppe Aieta, Domenico Bevacqua e Giuseppe Neri nonché, in parte, per Mimmo Tallini, Giuseppe Neri e Libero Notarangelo (avremmo potuto citare anche Filippo Mancuso, ma i suoi 6.456 voti – con per giunta il sindaco Sergio Abramo grande elettore e un partito in costante ascesa quale la Lega – a nostro avviso pesano ad esempio assai meno dei 6.045 di Notarangelo candidato appunto nel Pd e con un altro Sergio, Costanzo, quale sponsor e nume tutelare elettorale).

Altri loro colleghi, invece, pur premiati dalle percentuali ottenute, di lista e personali, hanno patito piccole o grandi emorragie. È il caso di Carlo Guccione su tutti, il quale ha racimolato poco più di un terzo della vita precedente, Giuseppe Graziano, anche lui ha più che dimezzato e Flora Sculco (pur molto sostenuta in provincia e in città nel territorio del capoluogo), che ha perso diverse migliaia di preferenze.

Non una bella notizia, ma mai brutta quanto quella ricevuta dai ‘re del consenso’ Pino Gentile (vero e proprio highlander del consiglio regionale), Antonio Scalzo (già presidente dell’Assemblea prima di un’inchiesta che ha portato a una raffica di dimissioni già all’avvio del governatorato di Oliverio), Mauro D’Acri (consigliere delegato all’Agricoltura dallo stesso neo-predecessore di Jole Santelli) e Franco Sergio.

Onore e merito, infine, a tre giovani, tutti under 40 e in lizza nel Collegio Centro, lontanissimi dall’elezione, ma capaci di far bella figura con un confortante futuro davanti a loro se vorranno continuare il percorso politico intrapreso.

Si tratta di Francesco Mardente, arrivato secondo nell’M5S con 1.136 voti; Giusi Militano, anche lei seconda nella lista Tesoro di Calabria di Tansi con 1.030, e la sua omonima Giusi Ciccarello, piazzatasi al primo posto (709) in Liberi di Cambiare Calabria Civica.

Detto tutto o comunque parecchio sul nuovo consesso di Via Cardinale Portanova, nulla ancora si sa sulla Giunta. Un Esecutivo su cui si ragiona se serva un vice Santelli ‘forte’ per assistere al meglio un ‘capo’ alle prese con un serio problema di salute.

E a riguardo il nome da noi già fatto – e che circola – è quello del primo cittadino catanzarese Abramo. Tallini permettendo, che però potrebbe pensare a ritentare la scalata a Roma – al Parlamento – per chiudere una carriera costellata da tante luci e solo qualche ombra proprio come la sconfitta alle Politiche del 4 marzo 2018. 

 

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