Regionali, Abramo tenta la ‘mossa del cavallo’ e disorienta molti alleati

di Danilo Colacino – Sergio Abramo tenta la ‘mossa del cavallo’, quella degli scacchi o se preferite di uno dei romanzi di Andrea Camilleri da cui trae origine uno degli episodi dell’ormai celebre saga del commissario Montalbano. Ma non sorprende, considerate le ben note camaleontiche abilità dello scafato sindaco del capoluogo che fiutato il pericolo di un isolamento si comporta come il pezzo del celebre gioco da tavolo o alla stregua dell’ispettore capo Giovanni Bovara della fiction d’ispirazione camilleriana. Bravissimo, dunque, appunto nello ‘scavallare’ avversari e alleati, tramutandosi da autoproclamato candidato alla carica di governatore in uno degli irriducibili sostenitori del suo omologo di Cosenza con tanto di entusiastica partecipazione alla manifestazione lametina odierna pro Mario Occhiuto Presidente. Un capolavoro politico che, si accettano scommesse, tornerà di certo a suo vantaggio – opera di uno che peraltro, schernendosi scaltramente, si definisce solo un amministratore – tale da meritare un plauso al di là di come la si pensi. E già, perché Abramo che aveva rischiato di spaccare la maggioranza di centrodestra a Palazzo De Nobili rompendo con l’azionista di riferimento fin dalla prima ora ha improvvisamente fatto una ‘fuga in avanti’ – citazione letterale – dimenticandosi delle velleità personali (?) e mettendosi a disposizione del progetto comune. Un disegno di gestione della Regione che però è, esclusivamente o quasi, targato Forza Italia e a cui nello schieramento globalmente inteso non sono in molti a guardare con occhio benevolo. Anzi. Ecco allora spiegato il motivo per cui il primo cittadino si è di recente beccato gli strali degli Aielloboys e forse a breve patirà analoga sorte anche dai ‘consiglieri meccanici’ di Officine del Sud, che si richiamano alle posizioni di Claudio Parente.

Le motivazioni di Abramo. Lo stesso sindaco deve aver fatto i suoi conti, come sempre del resto, intuendo che la strada dell’autopromozione lo cacciava dritto in un vicolo cieco. Identica cosa dicasi per la carta della difesa a oltranza della catanzaresità, un bel vessillo da far sventolare, bensì priva di effetti pratici senza numeri a supporto. Ma a far pronunciare ad Abramo la fatidica frase ‘alea iacta est’ deve essere stata la ventilata discesa in campo della deputata Wanda Ferro a cui sono stati e sono in molti a tirare la giacca e che con il passare del tempo pare aver preso gusto alle lusinghe di un’investitura possibile sinonimo di una vittoria, se non annunciata, di certo molto probabile. Opportunità di successo suggestiva e soprattutto concreta sì, tuttavia rischiosa se non si trova la quadra nella coalizione con l’eventualità di un braccio di ferro, con la effe minuscola, dagli sviluppi incerti. Un duello in casa che farebbe il gioco dei rivali, ma forse inevitabile in considerazione del pletorico elenco di persone da accontentare con un posto al sole.

Le preoccupazioni di Piero Aiello, Baldo Esposito e Claudio Parente, oltreché dei leghisti regionali, su tutti. Se da un lato la Ferro vince comunque – mal che vada restando a Montecitorio e, come si dice in questi casi, anche con ampie prospettive di crescita nei palazzi romani del potere – non altrettanto si può affermare per Aiello, Esposito, Parente, il medesimo Abramo che però forse ha come premesso già provveduto a sistemare le sue cose, e qualche big locale salviniano. Perché con un ‘Occhiuto sindaco della Calabria’, espressione per cui noi di Calabria7 e in particolare il massmediologo Klaus Davi potremmo simpaticamente rivendicare il copyright, è possibile che nel centrodestra la ‘papera non galleggi’ malgrado la vittoria alle elezioni alla luce del vecchio Manuale Cencelli di democristiana memoria che fra tutti i vari alleati e i criteri geopolitici da rispettare non riuscirebbe ad appagare i crescenti appetiti catanzaresi.

redazione Calabria 7

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