Quartiere Pistoia, droga, buio ed i rom che…

I residenti scrivono alla nostra redazione

Al tramonto coprifuoco per il parco dedicato a Paolo Borsellino e alla sua scorta, nel rione Pistoia a Catanzaro.

Un centro polifunzionale dove le luci e le telecamere di videosorveglianza sono rimaste in funzione per meno di due anni dalla sua inaugurazione, poi il buio. Centralina distrutta, di cui rimangono solo due cavi superstiti, e occhi elettronici fatti sparire nel nulla.

Un vasto parco abbandonato a sé stesso che dopo il calar del sole diventa il luogo ideale per consumare una dose, acquistata probabilmente a pochi passi da lì.

“I nostri ragazzi – raccontano i residenti -, i bambini e gli adolescenti che abitano il quartiere purtroppo sanno cosa significa trovare una siringa e che pericoli ci possono essere.

A Pistoia è prioritaria la questione sicurezza, la gente non esce più di casa”. Una richiesta di aiuto e di attenzione alla classe politica e alle forze dell’ordine i cui continui controlli non sembrano bastare a far sentire sicure centinaia di famiglie che hanno i maggiori problemi di vicinato della città.

“A gennaio, poco prima che andasse via, abbiamo incontrato personalmente il prefetto Latella – raccontano i rappresentanti del rione – e da quel momento in poi ci sono stati più controlli, maggiori ronde che passano per le nostre strade per accertarsi che tutto sia in ordine ma, paradossalmente, non basta.

Certo, non si drogano più sotto i portici dei palazzi come accadeva prima ma davanti a noi c’è questo parco buio e sempre aperto. La gente che arriva da fuori qui fa qualsiasi cosa, soprattutto di notte.

Dopo aver comprato la droga attraversano la strada e la consumano qui. Tra gli effetti provocati dall’assunzione di sostanze stupefacenti sono dimostrati i forti dolori addominali, per cui i tossici defecano per strada e spesso si addormentano storditi sulle panchine, lasciando sotto gli occhi di tutti i resti della nottata”.

Un quartiere a due facce, da spartiacque il torrente Fiumarella e un piccolo ponte, da un lato i residenti storici e le nuove famiglie che hanno deciso di rimanere dall’altra una delle più numerose e attive comunità Rom del territorio.

Di fronte a loro, un’area completamente lasciata all’incuria dotata di un campo da basket, uno da calcio e due da bocce, a cui si aggiunge un lungofiume sul cui percorso sopravvivono qualche gioco e qualche panchina. “Un posto strategico – spiegano i residenti – da cui è facile scappare a piedi per far perdere le tracce. Si nascondo sotto i portici e fuggono per le stradine”.

E per le macchine la situazione è analoga vista la possibilità percorrendo via Caduti 16 marzo 1978 e via Campania di arrivare sulla vicina viale Magna Grecia e imboccare facilmente la statale 106. Tanti e frequenti i disturbi che arrivano da oltre il fiume.

“La notte dalle 11 alle 3 del mattino spesso veniamo svegliati da musica a tutto volume – raccontano -. Dai palazzi qualcuno chiama le forze dell’ordine che puntualmente arrivano, la musica si interrompe il tempo del controllo e poi riparte come se nessuno fosse passato. O gli elicotteri che fanno tremare i vetri delle finestre tanto sono vicini ogni volta che c’è qualche grossa operazione di controllo”.

“Ci vorrebbe l’esercito per porre fine a quello che succede qui e forse non basterebbe neanche, lo avevamo perfino chiesto al Prefetto”, ammettono con rammarico i rappresentanti del comitato di quartiere che, negli anni, si sono abituati a tutto ma tengono a precisare: “Pistoia non è solo viale Isonzo 222. Siamo noi i più vicini alla comunità rom e siamo noi ad avere i maggiori disagi da questa convivenza. Forse viale Isonzo nell’immaginario collettivo è la zona dei rom, ma non è così ci siamo anche noi onesti cittadini catanzaresi”.