Presunto caso di pregiudizio razziale, poi arriva il chiarimento della ditta

Polemiche e 'veleni' gratuiti

A un presunto caso di discriminazione razziale, (poi rivelatosi solo presunto per quanto degno in ogni caso di pubbliche scuse) stava per fare seguito una sorta di ulteriore “macchina del fango”.

Subito sdegno dilagante e minacce di boicottaggio “preventivo” nei confronti di un negozio e di un’azienda – i magazzini Bertucci di Corso Mazzini – che in decenni di attività si sono distinti   l’eleganza, la cortesia e la professionalità degli ambienti ed anche dei propri commessi.

Questi i fatti. Nel primo pomeriggio, un post su Facebook, raccontava della spiacevole esperienza capitata a Lucas, ragazzo nigeriano residente in Svizzera, che in questi giorni si trova a Catanzaro,  il quale entrato da Bertucci per acquistare un capo di abbigliamento da uomo (pantaloni) “alla richiesta di dove si trovasse abbigliamento maschile, è stato invitato numerose volte ad uscire”e sbigottito ha chiesto il perché non ottenendo altra risposta che una ulteriore sollecitazione ad uscire, aggiungendo di avere i soldi per pagare, ma non è bastato, perché per tutta risposta il commesso ha minacciato di chiamare i carabinieri, che Lucas avrebbe atteso volentieri”ma “presi i pantaloni si è recato alla cassa per pagare, e solo alla vista del denaro il comportamento del personale è cambiato”.

Ricostruzione dei fatti concitata e comunque da verificare, anche se è stato doveroso prenderne atto, vista la potenziale gravità dei fatti.

La rabbia e la condanna generalizzata non hanno alcun senso e non sarebbe giusto se questo comportamento scorretto ricadesse anche su chi non se n’è reso protagonista.

A un potenziale, deprecabile episodio di discriminazione si sono presto aggiunti giudizi negativi stavolta indiscriminati e spesso ingenerosi nei confronti dei commessi in generale, del marchio aziendale e persino della qualità dei prodotti e degli articoli in vendita, mettendo a rischio la reputazione del negozio, nonché il futuro (e le famiglie) dei dipendenti.

La “folla”di manzoniana memoria colpisce ancora, e tracima pure.

Poco dopo le 16.10 ecco il comunicato ufficiale sulla pagina Facebook aziendale, di cui riportiamo integralmente il testo: “La famiglia Bertucci tiene a precisare come da oltre 100 anni ha sempre rispettato i propri clienti da qualsiasi parte del mondo provenissero! Rispettivamente all’accaduto di oggi teniamo a precisare che a Lucas non è mai stato detto di andare via dal negozio, ma soltanto di abbassare la voce visto che era molto agitato per via del equivoco creato dal difetto di comunicazione dovuto alla non conoscenza della lingua inglese del nostro dipendente. Cogliamo l’occasione per scusarci del suddetto equivoco e per invitare Lucas a recarsi nuovamente presso il nostro negozio per ricevere le scuse personali del nostro commesso”.

E’ vero: oggi i commessi dovrebbero conoscere tutti almeno le basi della lingua inglese, ma visto che sono arrivate le scuse il caso sembra poter rientrare con buona pace di tutti.

Lucas  [nella foto a pranzo con gli amici subito dopo la brutta avventura] continua ad essere uno come gli altri senza pregiudizi di colore o di religione; e chi continua a seminare insinuazioni anche a posteriori non rende giustizia ad alcuno. Rispondere ad un focolaio di razzismo infangando il buon nome di un’azienda è un modo analogamente becero di minare la libertà di tutti.

A.F.