Presunta truffa ai danni del Consorzio Agricolo Scavigno, quattro rinvii a giudizio e un proscioglimento

(D.C.) – Truffa, appropriazione indebita e falso ideologico. Queste le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Lamezia Terme a carico di quattro dei cinque indagati, rinviati a giudizio, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta falsificazione di documenti prodotti allo scopo di lucrare indebiti contributi pubblici destinati al Consorzio Agricolo Scavigno.

Sotto accusa sono finiti l’imprenditore vinicolo Gregorio Lillo Odoardi (ex presidente del Consorzio e membro della famiglia titolare della medesima struttura) e la moglie Barbara Spalletta oltreché i funzionari pubblici (nei confronti di cui si ipotizzava un’azione in concorso per favorire la concessione dei fondi attraverso atti falsi) Giovanni Eugenio Macchione (in servizio al Comune di Nocera Terinese) e Angelo Giovanni Romeo e Giuseppe De Vito (Asp di Catanzaro).

Quest’ultimo, che ha optato per il rito abbreviato, è stato prosciolto dall’accusa di abuso d’ufficio, essendo stato messo in rilievo dall’autorità giudiziaria come abbia vagliato i fatti nelle sue funzioni di massima autorità provinciale nell’ambito della sicurezza alimentare e nello specifico “sia stato, proprio lui stesso, a dare inizio all’iter amministrativo per il procedimento di sospensione dell’attività avviata dall’azienda di Lillo Gregorio Odoardi”. Nel processo di cui si parla continueranno invece a figurare gli altri imputati già citati, giudicati con il rito ordinario. In aula si tornerà nell’udienza del 18 febbraio prossimo anche alla presenza delle costituite parti civili: la madre e i fratelli di Odoardi, proprietari dello Scavigno. Consorzio Agricolo che riprenderà peraltro a essere regolarmente attivo, essendone stato revocato con Decreto del Tribunale lo stato di liquidazione da cui era precedentemente gravato. 

     

 

 

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