Operazione Frontiera: 25 le condanne, 4 le assoluzioni

La prima sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, ha emesso la sentenza di secondo grado del processo dell’Operazione Frontiera

Si è chiuso il processo di secondo grado per i 29 imputati coinvolti nel maxi blitz della Dda di Catanzaro, nome in codice “Frontiera”, contro i capi e i gregari del clan Muto di Cetraro. Sostanzialmente il quadro resta immutato: 20 condanne confermate, 5 rideterminate e 4 assoluzioni. Le indagini, nate da un troncone di inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Pollica (Salerno) ucciso nel 2010, si sono focalizzate sull’operatività nel Cilento e nel Vallo di Diano di articolazioni della cosca Muto di Cetraro attive nel settore del narcotraffico.

L’attenzione si è focalizzata su Vito Gallo di Sala Consilina in storici rapporti  con Francesco e Luigi Muto di Cetraro, nonché con Pietro Valente, rappresentante della ‘ndrina di Scalea, federata agli stessi Muto. Un’operazione che ha consentito di delineare l’operatività di un sodalizio mafioso facente capo a Francesco Muto,  il “Re del pesce”, dedito principalmente al narcotraffico e allo sfruttamento di risorse sul territorio, con attività fittiziamente intestate ad una serie di prestanome con l’unico obiettivo di avere il controllo di importanti settori commerciali, primo fra tutti il mercato ittico.

      Le decisioni dei giudici

 La Corte di appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Adriana Pezzo ha lasciato inalterate le condanne di primo grado, emesse dal gup distrettuale nei confronti di  Pietro Calabria 5 anni e 10 mesi; Fedele Cipolla 4 anni; Franco Cipolla 14 anni e 8 mesi; Angelina Corsanto 9 anni; Alessandro De Pasquale 12 anni; Gianfranco Di Santo 7 anni e 6 mesi;  Giuseppe Natale Esposito 5 anni e 8 mesi;  Fiore Giuseppe, 9 anni e 4 mesi; Antonietta Galliano 1 anno e 4 mesi; Guido Maccari, 17 anni; Giuseppe Mantemurro collaboratore di giustizia 3 anni e 4 mesi; Luigi Muto 15 anni e 4 mesi; Sandra Muto, 1 anno e 4 mesi; Carmine Occhiuzzi 4 anni; Andrea Ursino 8 anni e 4 mesi; Alfredo Palermo 10 anni;  Valentino Palermo 7 anni; Vittorio Reale 7 anni e 8 mesi; Luigi Sarmiento, 2 anni e 8 mesi di reclusione; Salvatore Sinicropi 14 anni e 8 mesi;

I giudici di secondo grado hanno stabilito lievi sconti di pena per cinque imputati. Si tratta di Giulio Caccamo, condannata ad 1 anno, 6 mesi, 20 giorni di reclusione e 3mila euro di multa in luogo dei 3 anni e 8 mesi sentenziati in primo grado, Emanuel La Scaleia due anni di reclusione e 5mila euro di multa in luogo di 4 anni inflitti dal giudice di prime cure, con concessione per entrambi della sospensione condizionale della pena, dichiarando l’inammissibilità dei motivi di appello oggetto di rinuncia. Pena rideterminata anche per Mara Muto, condannata a sette anni di reclusione, mentre in primo grado le erano stati inflitti 8 anni e 8 mesi di reclusione; Antonio Di Pietromica, 7 anni di reclusione in luogo di  8 anni e 4 mesi e Carmelo Valente, 14 anni, 8 mesi in meno rispetto alla condanna ricevuta in primo grado.

Confermate le assoluzioni per Giuseppe Nicola Bosco, Salvatore Baldino, Gianluca Caprino, difesi dai legali Gianmichele Bosco e Sergio Rotundo e Gennaro Brescia, difeso dall’avvocato Enzo Ioppoli, nonostante la Procura avesse proposto appello.

Per il capo cosca inizia adesso il processo d’Appello

Franco Muto, che gli inquirenti indicano come il capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nel territorio del Tirreno cosentino, ha scelto di essere processato con rito ordinario e per lui il processo d’Appello è agli inizi. Lo scorso 4 luglio, al termine del processo di primo grado, celebrato al tribunale di Paola, era stato condannato a 7 anni e 8 mesi per il reato di elusione della confisca, per i quali i giudici avevano riconosciuto anche l’aggravante mafiosa. Fu assolto, invece, dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Per tale circostanza, il 78enne cosentino è stato scarcerato (si trovava rinchiuso in regime di 41 bis al carcere milanese di Opera) e posto ai domiciliari nella sua casa di Cetraro.

Redazione Calabria 7

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