Omicidio Rosso, lo sfogo della madre: “Russo deve stare in carcere”

«Non avrei mai pensato che, a distanza di quattro anni e cinque mesi dalla morte di mio figlio, avrei dovuto nuovamente scrivere il mio dolore, il mio sconforto, la mia paura. Sono una persona molto riservata e per me rifare questo gesto, come quando allora lo feci per chiedere aiuto alla gente per aiutare inquirenti a scoprire gli assassini di mio figlio, non è facile». A scrivere è Rosa, la mamma di Francesco Rosso, il giovane ucciso il 14 aprile 2015 nella macelleria di proprietà della sua famiglia a Simeri Mare (Cz). Lo sfogo arriva all’indomani della notizia della scarcerazione ed assegnazione degli arresti domiciliari per Evangelista Russo, il 71enne accusato di essere il mandante dell’omicidio.

«Abbiamo di nuovo paura – scrive la donna -, perché sono sicura che a distanza di anni, Russo Evangelista tornerà a fare di nuovo del male. Negli anni siamo stati costretti a subire tante ingiustizie da questo individuo, fino ad arrivare ad uccidere un ragazzo innocente di soli 34 anni. Chiedo aiuto al nostro procuratore Gratteri affinché faccia luce su questo caso giudiziario, perché non è possibile che un P.M. chieda per l’esecutore materiale dell’omicidio le attenuanti generiche sol perché ha reso una confessione di comodo, dopo l’accurato lavoro fatto dagli inquirenti e quando tutto era già molto chiaro, solo per scongiurare l’ergastolo. Non è possibile che un G.I.P. che ha emesso un decreto di giudizio immediato, possa poi concedere di fare entrare il notaio in carcere e far firmare a Russo una procura che gli ha consentito di spogliarsi di tutti i beni. Adesso, devo anche assistere alla sua scarcerazione dopo soli nove mesi, e ritrovarmelo a pochi metri della mia abitazione? Chi mi tutelerà? Russo ha creato tutta questa situazione perché non voleva stare più in carcere. Ma qualcuno si è chiesto se mio figlio vuole stare chiuso in una bara a 34 anni e non vedere più la luce del sole? Con quale coraggio andrò davanti alla sua tomba per dirgli che è stato ucciso una seconda volta dai magistrati?! Ho un pensiero anche per chi ha sempre lavorato accuratamente al caso di mio figlio, gli inquirenti di Sellia Marina che, insieme alla Procura di Catanzaro hanno costruito una rete talmente fitta che ha permesso di dare un volto agli assassini di Francesco e che oggi non meritava un torto così grande; sono sicura che anche loro saranno delusi e nauseati da questa terribile decisione. Chi uccide deve stare in carcere e non beneficiare di stare a casa».

     

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