Omicidio Pagliuso, parte civile anche l’Organismo congressuale forense

E’ iniziato stamattina il processo a carico di Marco Gallo, 34 anni, accusato di essere il killer del noto penalista Francesco Pagliuso, ucciso a colpi di pistola la sera del 9 agosto 2016 mentre si trovava a bordo della sua auto appena parcheggiata nel giardino della sua abitazione lametina.  Davanti alla Corte di assise  di Catanzaro, presieduta dal giudice Alessandro Bravin, si è costituito parte civile l’Organismo congressuale forense rappresentato dall’avvocato Gianfranco Barbieri, che si aggiunge alle costituzioni di parte civile ammesse il 19 febbraio scorso, giorno in cui il gup Pietro Carè ha rinviato a giudizio l’imputato. Si tratta dei genitori della vittima rappresentati dall’avvocato Salvatore Staiano, della sorella Angela Rita Pagliuso, rappresentata dall’avvocato Nunzio Raimondi,  della sorella Assunta Antonia Pagliuso, difesa dal legale Aldo Ferraro, la moglie Antonella  Divasto, difesa dal legale Enzo Galeota, l’Ordine degli avvocati di Lamezia Terme, la Camera penale, i Comune di Lamezia e di Soveria Mannelli. Il pubblico ministero Elio Romano ha prodotto in aula l’ordinanza Reventinum, acquisita dalla Corte, che ha poi rinviato l’udienza al prossimo 11 luglio.

Il caso. I carabinieri hanno lavorato per oltre un anno alla soluzione del caso, riscontrando diverse analogie con gli altri due omicidi per i quali Gallo si trova già in carcere da luglio 2017, quello di Gregorio Mezzatesta, il dipendente delle Ferrovie della Calabria ucciso a Catanzaro la mattina del 24 giugno 2017 – e di Francesco Berlingieri, il fruttivendolo freddato dinanzi il suo negozio a Lamezia Terme nel gennaio dello stesso anno.  Analogie che hanno consentito ad inquirenti ed investigatori di individuare, attraverso la telecamera di via Marconi, il finto podista in maglietta e calzoncini che si aggirava nelle sere precedenti all’omicidio Pagliuso in orari improbabili attorno alla villa dell’avvocato. Circostanze nelle quali era presente l’auto dello stesso Gallo, una Bmw station wagon. Gallo, secondo le ipotesi accusatorie dopo vari sopralluoghi e appostamenti avrebbe atteso il rientro a casa della vittima a bordo della sua Volkswagen Toureg, si sarebbe avvicinato allo sportello del finestrino abbassato dal lato guida esplodendo numerosi colpi di arma da fuoco, tre dei quali lo hanno raggiunto in testa. Nella recente indagine Reventinum è emerso che Gallo era al servizio degli Scalise, vicino a Luciano Scalise, considerato dalla Dda il mandante dell’omicidio dell’avvocato Pagliuso . Ed è proprio in questa faida tra cosche che si inquadrerebbe il delitto di Pagliuso. I contrasti sarebbero iniziati quando Daniele Scalise, ucciso a giugno 2014, figlio di Pino Scalise e fratello di Luciano,  incontrando Pagliuso nel periodo di latitanza lo avrebbe accusato di non averlo difeso in maniera adeguata in alcuni processi. E nell’estate del 2012, l’avvocato sarebbe stato portato incappucciato da Lamezia Terme in un bosco della zona montana del Reventino, legato, immobilizzato, dinnanzi ad una buca scavata nel terreno con un mezzo meccanico.

g. p.

 

Fonte