Omicidi di mafia nel Vibonese, 5 condanne

Il gup del Tribunale di Catanzaro ha sentenziato il non luogo a procedere per morte del reo a carico di Mantino

di Gabriella Passariello 

Con un non luogo a procedere per morte del reo e cinque condanne a pene comprese tra i 30 e gli 8 anni di reclusione si è chiuso il primo capitolo giudiziario per sei imputati giudicati con rito abbreviato coinvolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Outset”,che ha consentito di far luce sul ferimento di Francesco Macrì e su due delitti commessi nel Vibonese nel 2002 e nel 2006: l’omicidio di  Mario Franzoni, 29enne, ucciso nella frazione Portosalvo e  quello di Giuseppe Pugliese Carchedi compiuto lungo la strada che collega Vibo Marina a Pizzo Calabro. Il gup del Tribunale di Catanzaro Francesca Pizii ha dichiarato il non luogo a procedere per morte del reo a carico di Rosario Primo Mantino, 44 anni, di Vibo Marina. Il giudice ha condannato Salvatore Mantella, 45 anni, di Vibo Valentia, cugino del collaboratore di giustizia Andrea Mantella a 30 anni di carcere; per Vincenzo Giampà, 49 anni, di Lamezia Terme inflitti 20 anni di reclusione; mentre per i collaboratori di giustizia Domenico Giampà, 38 anni, di Lamezia Terme, Andrea Mantella, 46 anni, di Vibo Valentia e Pasquale Giampà il gup ha sentenziato 8 anni di carcere ciascuno. Regge il castello accusatorio della Procura distrettuale, sebbene in aula il pubblico ministero Andrea Mancuso avesse chiesto pene più severe e tre ergastoli.

L’omicidio Franzoni.  Mario Franzoni è stato freddato con sei colpi di pistola calibro 9, mentre era alla guida di una macchina ferma allo stop  nei pressi di un incrocio stradale nella frazione Porto Salvo. E’ stato il pentito Giuseppe Giampà, ai vertici dell’omonima cosca di a indicare i nomi dei mandanti e degli esecutori del delitto nei verbali di interrogatorio resi il 12 settembre e il 15 ottobre 2012, nonché il 25 gennaio 2013. L’omicidio, secondo Giuseppe Giampà, è stato ordinato da Andrea Mantella e Francesco Scrugli per conto della cosca Lo Bianco indicando il luogo dell’esecuzione e il fatto che la vittima, di origini vibonesi, trasferitosi in Brianza, nella circostanza si trovava in Calabria per le ferie. Giuseppe Giampà ha indicato, inoltre, l’autore materiale dell’omicidio in Domenico Giampà e in Enzo Giampà, colui che guidava lo scooter il giorno del delitto.

L’omicidio di Pugliese Carchedi.  Sono stati i collaboratori di giustizia Raffaele Moscato e Andrea Mantella a chiarire i retroscena dell’omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi maturato all’interno degli ambienti criminali vibonesi. Secondo Moscato a compiere l’agguato ai danni di Giuseppe Pugliese Carchedi sarebbero stati Rosario Mantino, Rosario Fiorillo, detto “Pulcino”, Michele Fiorillo, detto “Zarrillo”, e Davide Fortuna (freddato in spiaggia nel luglio 2012 a Vibo Marina nell’ambito della guerra di mafia contro il clan Patania di Stefanacoli) come “ritorsione per una precedente intimidazione”. Pugliese-Carchedi sarebbe sceso da una Lancia Y insieme Francesco Macrì per andare a prendere un caffè al bar Ciros’ di Vibo Marina”. In quel frangente, “Davide Fortuna, Michele Fiorillo e Rosario Fiorillo si sarebbero allontanati dal posto per ritornarvi dopo una decina di minuti”. Fortuna, vittima della faida del Mesima nel 2012, “aveva chiesto una macchina in prestito” a Moscato che, “intuendo volessero fare qualcosa a Pugliese, gliela aveva negata”. Sarebbe stato proprio Rosario Fiorillo a chiarire i dettagli dell’agguato a Moscato, mentre era in compagnia di Rosario Battaglia. “Ci disse – ha riferito il collaboratore di giustizia – che avevano avuto il tempo di andare a Piscopio e prendere altre armi. Rosario Fiorillo mi ha raccontato che per poter sparare meglio si era tenuto con la mano dal maniglione posto sopra uno degli sportelli, lamentandosi del fatto che aveva potuto lasciare le impronte digitali”, riferendo, inoltre che lungo il tragitto, avrebbero più volte tamponato la Lancia Y su cui viaggiava la vittima unitamente a Francesco Macrì e che quest’ultimo “si è allontanato lanciandosi sotto il burrone, mentre la Renault 5 è stata sotterrata dai componenti del Commando in una cava nella zona di Porto Salvo”.

Il collegio difensivo. Impegnati nel processo Aldo Ferraro, Manfredi Fiormonti, Sergio Rotundo, Diego Brancia, Enrico Tucci, Alessandro Diddi, Giovanna Aprile, Caterina Ferrari, Antonio Porcelli, Salvatore Sorbilli.

Redazione Calabria 7

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