Moria di alberi nella pineta di Giovino: parla l’esperto

L'opinione del dott. Celi presidente degli Agronomi

“Un taglio di pulizia per far crescere le piante sarebbe stato sufficiente ad evitare tutto ciò”. Nessun allarme parassiti, gli alberi della pineta di Catanzaro, tra Bellino e Giovino, sono per lo più in salute. Una buona notizia per tutti i cittadini che durante una passeggiata all’ombra dei pini marittimi catanzaresi si sono chiesti il perché della presenza di tanti tronchi a terra. Alberi divelti che hanno fatto sorgere dubbi a quanti frequentano questo spazio nella natura, arrivando perfino a paventare la possibile presenza di un blasfofago distruttore del pino marittimo, un cugino meno noto del punteruolo rosso che infetta le palme.

Così non è, e per capire cosa è davvero successo agli alberi della costa catanzarese, la redazione di CatanzaroTv ha contattato il dott. Antonio Celi, presidente dell’ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Catanzaro. “Obiettivamente non vi è alcun attacco parassitario – rassicura -. Il problema è dovuto a un altro fattore: lo spazio. Le piante, infatti, si trovano a una distanza troppo ravvicinata, alcune a circa 40 centimetri una dall’altra, ovviamente non hanno sufficiente spazio per crescere ed entrano in competizione nei riguardi della luce. Molti, infatti, i soggetti sottomessi che evidenziano uno stato vegetativo precario ed in alcuni casi perfino compromesso che a lungo andare determina lo schianto a terra magari con l’ausilio di altri fattori come ad esempio il vento. Possiamo ad ogni modo dire che stanno bene, almeno quelle che riescono ad avere la giusta porzione di luce per crescere, le altre quasi come in un’ auto-selezione si seccano e a poco a poco perdono linfa fino ad arrivare a terra”.

Una situazione che seppur non allarmante sotto il profilo della salute della flora desta ancora qualche preoccupazione dal punto di vista della sicurezza e dell’incolumità alle persone, ai tanti che scelgono di fare jogging, una passeggiata in bici o far giocare i propri figli in pineta. Appurato che si tratta di cadute naturali, ovviamente sono del tutto casuali. “La densità del numero di piante è così elevata tanto da impedire a molti individui di usufruire della giusta illuminazione evidenziando condizioni di sottomissione e, quindi, di debolezza”, conferma il dott. Celi.

La causa di questo infittimento degli alberi è presto detta e non è una questione recente, infatti, “queste piante sono state messe qui circa 40 anni fa – spiega l’esperto – qui è venuto meno il diradamento che in genere deve essere fatto ad impianto avvenuto”. Una dimenticanza che per fortuna non ha ancora causato danni a cose o persone. Un polmone verde che va preservato, curato e rispettato. “E’ una pineta di Pino marittimo che a causa dell’elevata densità iniziale presenta fenomeni di deperimento con rami e alberi morti che hanno portato a un auto-diradamento – prosegue il dott. Celi nella spiegazione tecnica -. Il pino marittimo soffre abbastanza la competizione radicale e necessita di spazio, se questa esigenza viene a mancare diminuisce il ritmo di crescita e compare nel tempo una certa instabilità e, di conseguenza, un maggior pericolo di schianti. Interventi di diradamento di tipo basso avrebbero conferito maggiore stabilità meccanica, prevenzione contro gli incendi e di tipo fitosanitario. La scarsa disponibilità di spazio individuale – conclude il presidente dell’ordine provinciale – costituisce uno dei problemi principali delle pinete di pino marittimo derivanti da rimboschimenti presenti nella catena costiera calabra”.

Claudia Vellone