L’editoriale: Comune Catanzaro, Abramo aveva e ha ragione: “Voi non avete capito niente…”

di Danilo Colacino – Sta a vedere che adesso tocca chiedergli scusa, ma forse hanno ragione loro e proveremo a spiegarne il motivo o meglio i motivi.

Ma di chi parliamo? Semplice: dei consiglieri e assessori del capoluogo, con il sindaco in testa naturalmente. E non c’entra l’inchiesta Gettonopoli, che sarà oggetto di un certosino vaglio della magistratura ma forse finirà come le ‘antesignane’ Catanzarapoli e Multopoli ovvero sostanzialmente in poco o niente sotto il profilo giudiziario. Ecco perché verrebbe da esclamare: “Tanto rumore per nulla”.

E già, lo asseriamo a ragion veduta dal momento che: pur di fronte al moto di indignazione popolare levatosi ieri a Palazzo di Vetro (la Provincia da cui è ospitato il Municipio) in occasione del…finalmente ritrovato civico consesso (dopo ben 87 giorni di pausa), comunque una bella prova di partecipazione democratica con pochi precedenti a detta degli stessi ‘contestati’, ai reportage giornalistici nazionali e alle dimissioni di ben cinque consiglieri, circa 24 ore fa è sembrato di assistere alla scena di Rain Man in cui Raymond (il premio Oscar Dustin Hoffman), fratello ‘disturbato’ di Charlie (Tom Cruise), nel film ripete fino allo sfinimento un vecchio Sketch comico: “Chi gioca in prima base…”. Una scena kafkiana, surreale insomma.

     

Motivo? Se Sergio Abramo è stato eletto ‘enne volte’ sindaco, sembra inopportuno protestare contro di lui anzi forse persino sconsiderato;

se l’insegnante del figlio di un consigliere imputato al pari di pressoché tutti i colleghi (il diretto interessato per una cifra davvero irrisoria, questo va rimarcato) dice in modo improvvido allo stesso alunno: “Ma tuo padre è stato arrestato?”, con annesso comprensibile moto di commozione in Aula da parte del sensibile genitore, fatto che dovrebbe quantomeno comportare la sospensione della docente in attesa di stabilire i termini esatti della vicenda;

se un avviso di garanzia viene definito dal Sergiun “la fase iniziale” di un’indagine mentre è un atto che in realtà la chiude, pur essendo emesso a tutela del soggetto per cui si è compiuta l’attività investigativa, come ricorda – malgrado il rischio di allontanamento coatto dal Consiglio, di cui non fa più parte – il solo Gianmichele Bosco (dunque ridotto a un povero “Ei fu”, al pari del Napoleone manzoniano), il quale stoicamente cerca pure di confutare la tesi dell’avvio di un lungo commissariamento in caso di forfait del sindaco prima del prossimo 24 febbraio;

se un membro dell’Aula rimbrotta i manifestanti, invece con la tecnica del bastone e della carota blanditi da altri durante la medesima assise, affermando: “Vorrei confrontarmi con voi sulle buche”;

se si punta il dito contro i dimissionari (fra cui il nostro editore Fabio Celia) quasi rimproverandoli di un prematuro passo indietro e una posizione simile a quella dei crumiri durante gli scioperi che non fanno fronte comune (mai termine per coincidenza fu più calzante) dinanzi al problema creatosi;

se alcuni degli intervenuti hanno ad esempio rivolto sinceri auguri al leader locale forzista Mimmo Tallini per la rielezione in consiglio regionale, ma noi abbiamo prova di quale sia il loro giudizio su di lui a microfoni spenti, e se infine in moltissimi alberga la certezza che fra 15 giorni al massimo nessuno si ricorderà più di tale can-can e si andasse a votare tra un mese, stra-vincerebbero a ‘mani basse’ i rappresentanti dell’attuale maggioranza, perché in fondo una strada dissestata vicino alla nostra abitazione, un lampione rotto, una piccola rotatoria da fare al pericoloso bivio sotto casa, il taglio dell’erba, un documento da approvare e via dicendo ce li abbiamo tutti o quasi, ecco che sì: è nel giusto Abramo.

Il Sergio che ripete ‘profetico’ in una sorta di videoloop girato ai tempi (ormai più di qualche anno fa) della vertenza inerente alla Fondazione Campanella: “Puru Sparta, comu si eu aspettu i voti vostri. Voi non avete capito niente, non avete capito”.

E noi lo ribadiamo: non ha torto. Affatto.

Perché un gruppo di potere, per autoalimentarsi, ha bisogno del sostegno della gente e se Catanzaro ha certi rappresentanti del popolo il merito o la colpa, fate voi, non è di questi ultimi ma del popolo stesso.

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