In coma dopo il parto, il marito: “Abbiamo diritto di conoscere la verità” (SERVIZIO TV)

7 maggio 2014 Catia Viscomi, durante il parto cesareo ha un arresto cardiaco, riesce a dare alla luce suo figlio Aldo. Una gioia quella di diventare mamma che aveva sempre desiderato, ma che il destino non le ha permesso di vivere concretamente nemmeno per un istante. Catia entra in coma e dopo un mese viene dichiarata ufficialmente in stato vegetativo. “Cerco di andare avanti, proseguendo quello che lei ha lasciato a metà: c’è la sua campagna da curare, mi piace raccogliere i frutti di alberi che lei ha piantato qualche anno fa. Cerco di riportarla in “vita”, facendo delle cose che a lei avrebbero fatto piacere. Il dolore rimane enorme, ma bisogna andare avanti e pensare a nostro figlio”.  Tutto parla di Catia nella vita del marito Paolo Lagonia, non sa se lei sta lottando in quel letto di ospedale sospesa tra la vita e la morte, ma come dice Paolo ricordando tutte le volte che la va a trovare : “lei ha un’espressione arrabbiata, l’espressione di chi da 5 anni non sembra rassegnarsi al suo destino”.  E di certo Paolo continua a lottare anche per lei, per il loro figlio alla ricerca della verità e della giustizia su un caso giudiziario, che all’inizio sembrava doversi chiudere con un nulla di fatto. La Procura, chiamata a pronunciarsi su un presunto caso di malasanità, ne aveva chiesto l’archiviazione, ma il gip si era opposto, disponendo un supplemento di indagini e rispedendo gli atti in Procura. Poi l’iscrizione nel registro degli indagati di due medici dell’Ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, la richiesta di rinvio a giudizio. Il giorno dell’udienza preliminare i camici bianchi hanno optato per il rito abbreviato e a luglio, salvo imprevisti, è prevista la sentenza, l’epilogo del primo grado di giudizio. “Tengo a precisare che questa battaglia che abbiamo condotto io e i familiari di Catia è rivolta a conoscere la verità, senza alcun spirito di vendetta. Speriamo che i magistrati facciano luce su una vicenda così drammatica. Io, i genitori, i fratelli di Catia e tutti coloro che le volevano bene e sono tanti, tutti noi abbiamo diritto di sapere la verità”. Paolo non vuole che ciò che è accaduto a lui possa essere subito da altri: “Penso che i medici e soprattutto gli anestesisti, che hanno in mano la vita delle persone dovrebbero essere sottoposti a controlli molto più stringenti, prevedendo ad esempio nel rispetto del diritto di privacy un sistema di videosorveglianza nelle sale operatorie ”.  Di  questo e di molto altro ha parlato Paolo Lagonia in un’ampia intervista rilasciata ai microfoni di Calabria7

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