Poliziotto ferito a Passo di Salto: lo choc del figlioletto

Ha preso carta e penna ed ha scritto la sua riconoscenza ai colleghi del Coisp che ne hanno duramente denunciato il paradossale caso. Si tratta del poliziotto Emilio P., 43 anni, assistente capo in forza al Commissariato di Catanzaro Lido. Giovedì scorso, in località Passo di Salto,  nel corso di un’operazione antidroga ha intercettato uno spacciatore extracomunitario con cui ha avuto una colluttazione. Il poliziotto ha bloccato il malvivente ma ha riportato fratture ad entrambe le mani. Il giudice ha poi convalidato l’arresto del senegalese rimesso però in libertà senza attivare alcuna misura restrittiva. 

“Leggere i Vostri (nostri) comunicati stampa, quello del Segretario Generale Maccari e quello del Segretario Regionale calabrese Brugnano,  mi ha fatto molto piacere e mi rincuora sapere che il Sindacato che tutela i poliziotti e tantissimi colleghi mi sono vicini in questo momento veramente particolare per me e per la mia famiglia”. Nella lettera ai colleghi del sindacato il poliziotto catanzarese aggiunge un particolare, una profonda considerazione di amarissima verità dettata dal cuore puro e semplice di un bambino.” Mio figlio di nove anni e mezzo ha avuto un grosso choc vedendomi al mattino con le mani ingessate – scrive ancora Emilio –  e quando di ritorno dall’udienza di convalida ho detto come era andata lui mi ha risposto Papà,  scusa, ma se tu arresti i cattivi, il giudice perché non li manda in carcere? … non gli ha dato nessuna punizione? …. era meglio che ti stavi a casa a riposare sul divano, almeno non ti facevi male”.  

Qui mi è caduto il mondo addosso, mio figlio che ha vissuto in prima persona il “dramma dell’eroe sconfitto”, è stato messo davanti alla deludente realtà, quella in cui gli eroi si trasformano in vittime senza giustizia. La cosa che mi preoccupa maggiormente è che questa sua esperienza gli faccia maturare l’idea che chiunque commetta un reato possa rimanere impunito…. Nonostante tutto io continuerò ad essere orgogliosamente un poliziotto, un poliziotto sempre al servizio dello Stato e della comunità, ma ancor prima… di mio figlio.” Una lettera che deve far riflettere molto ed ancora di più su un certo garantismo di facciata che in tanti dovrebbero sottoporre a verifica personale, davanti ad un proprio figlio se proprio non ci si riesce davanti allo specchio della propria coscienza.