‘I Quartieri’: “Sanità in Calabria gioco macabro su pelle cittadini”

“La sanità in Calabria è diventata un gioco macabro sulla pelle dei cittadini”. Inizia così la nota di Alfredo Serrao, Presidente Associazione I Quartieri

“E’ quel monopoli falso-prosegue- dove si barattano le aspettative di cura dei calabresi – i famosi Lea – sulle esigenze degli amici, le cosiddette fratellanze sanitarie. E’ sempre quel gioco di società – onorata (?) – dove si specula sul diritto al lavoro, creando quel mostro che si chiama “precariato”, che la politica ha alimentato, governato e poi scaricato. E’ quel pessimo gioco fasullo dove i concorsi si imbastiscono e vengono cuciti come un vestito sui candidati – già vincitori prima – mentre nel prosieguo si specula sullo scorrimento delle graduatorie, quelle che dovrebbero colmare le richieste strutturali con rapporti a tempo indeterminato e non già, come sembra profilarsi, con rapporti contrattuali a termine…

Ma, si sa il clima elettorale incombente tutto giustifica e trasforma – forse – tutto in legale (?), magari optando per un emendamento “salva faccia” in legge di bilancio… d’altronde un emendamento non lo si nega a nessuno!

     

Allora tutto diventa legittimo, tutto rientra nel senso extra-estensivo della norma di legge, meglio se creativa, quella che in fondo potrebbe anche giustificare, la non tanto presunta, vigliaccata consumata ai danni del Centro Calabrese di Solidarietà

Qui ritorna come un boomerang, o meglio come una costante consolidata dagli anni e dagli amici al quadrato – gli amici degli amici – il valore di trasparenza e di correttezza amministrativa che caratterizza e distingue l’Asp di Catanzaro, a tal punto da aver “meritato”, sembrerebbe a pieni voti, un commissariamento antimafia… anche questo non lo si nega a nessuno!

E allora oggi ci si interroga sul perché? Ci si interroga, in modo postumo e forse distratto, sul perché l’Asp di Catanzaro metta in crisi un intero settore? Quello che assiste ed incrocia la malattia, in modo vero e riscontrabile in alcuni ambiti, un poco di meno in altri…quelli ormai già noti alle cronache nazionali, che però non hanno dato attivazione al potere di verifica anche questo competenza delle Asp territoriali.

Oggi, come ieri per altre realtà sanitarie riconosciute, il Centro Calabrese di Solidarietà rischia di diventare vittima del classico “fuoco amico” – amico degli amici – di certo non amico di quanti in sanità operano con trasparenza e con correttezza non solo sanitaria. Per cui giusta appare la mobilitazione dei tanti che solidarizzano con il valore autentico e sociale che rappresenta il Centro Calabrese di Solidarietà, diversamente da chi… ne approfitta del contesto, per continuare a recitare il solito mantra, di quel “gioco al massacro”, che rischia di pregiudicare il futuro delle tante strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali in Calabria e nello specifico nell’ambito di competenza dell’Asp di Catanzaro. Se è così, di certo non appare una novità, né si connota in questo allarme “per rischio acqua alta” un elemento di discontinuità rispetto al modus operandi dell’Asp di Catanzaro, quella commissariata.

Quello stesso metodo di gestione che, forse, in parte sembrerebbe smentire alcune affermazioni di mancati pagamenti arretrati da 6/8/10 mesi (?), quel metodo che di fatto, leggendo le determine della predetta Asp cittadina, seleziona e classifica le diverse strutture sanitarie fra figli e figliastri… di certo il Centro Calabrese di Solidarietà e qualche altra struttura storicamente ben nota in città, fanno parte dei figli di un Dio minore, quelli che non hanno vie di fuga garantite dal vincolo amicale, che consentono loro l’accreditamento dei fondi contrattualizzati fino al settembre 2019 (?)…di certo nel rispetto dei tempi concordati nei 60 giorni. Però speculando sulla vicenda Centro di Solidarietà Calabrese, quello che si vorrebbe trasformare in una vittima buona per tutte le stagioni, la fragilità della malattia diventa motivo di apprensione aziendale – fragilità dimenticata in altre vicende -, per come si ricompone tutto nel quadro del pericolo omnibus, tanto da affrancare anche il Freddo ed il Dandy facendoli diventare misticamente in odore di Santità, senza però chiarire le verità, quelle che si sono alimentate, autoalimentate, consolidate e strutturate diventando il punto di non ritorno di quella legalità, mandata in mona proprio nelle Asp territoriali, delle quali Catanzaro detiene il Nobel. Si spiegherà anche in termini molto semplici sul perché esiste una direttiva commissariale che sembrerebbe impedire – diciamo pure giustamente – la cessione dei crediti per la creazione di quella liquidità, ove realmente esistano ritardi di più mesi nei pagamenti delle strutture sanitarie della provincia di Catanzaro.

Forse perché, in altri tempi in forza della stessa platea di attori, la cessione del credito ha determinato, certamente per umana distrazione(?), forse…il pagamento al doppio delle fatture (?) Ben altre sono le verità, quelle che diventano scomode, quelle che dovrebbero riportare sotto osservazione il valore e la qualità del servizio offerto come sanitario; quello che ad oggi non indica i tetti di spesa per l’anno 2020, riportando il sistema ad un clima di confusione e di pagamento dei servizi magari a consuntivo; quello che vorrebbe che si pensasse ad un piano di programmazione sanitario in Calabria capace di interpretare le esigenze dei territori e della malattia che fa ricorso ai settori socio-sanitari e socio-assistenziali, che oggi, come sempre lanciano un grido di allarme stridulo, monocorde e poco trasparente”.

Redazione Calabria 7

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