Fabrizio Carpanzano: ‘Il futuro? E’ tutto un…Rebus!’

Dopo la chiusura dello storico locale notturno

Dal lontano 1970, due labbra rosso fuoco si intravedevano dopo la galleria di Copanello, ad “avvisare” della presenza di un luogo che ha fatto la storia del territorio catanzarese, della Calabria e dell’intero Sud Italia. E chi percorreva quella strada, sapeva bene di poter ammirare quell’immagine, il vero e proprio marchio di fabbrica del “Rebus”, sospesa sull’azzurro mare di Stalettì, voluta fortemente da Tino Carpanzano. Una scena che, dopo quasi 50 anni, nessuno potrà più vedere. Da qualche settimana, infatti, la storica discoteca ha chiuso i battenti. Non solo per l’ormai imminente fine della stagione estiva, ma per sempre, dopo la decisione dei proprietari. Una decisione sofferta, presa con un nodo alla gola soprattutto per gli affezionati clienti del Rebus. La nostra redazione, così, ha intervistato Fabrizio Carpanzano, insieme ad Aldo e Annamaria, membro dell’omonima e apprezzata famiglia proprietaria della discoteca, per capire le ragioni della loro scelta, tra qualche aneddoto e futuri progetti.

Sono passati parecchi giorni dalla decisione di voler chiudere il Rebus: a freddo quali sono le sensazioni della sua famiglia?

Intanto grazie per aver proposto questa intervista a tu per tu. Abbiamo la sensazione di aver scritto l’epilogo di una bellissima storia d’amore, con la serenità di chi ha fatto una scelta ponderata ma anche con un comprensibile retrogusto malinconico.

La decisione di non voler più aprire è maturata nel tempo o, a seguito di alcune vicissitudini?

Questa domanda ci dà modo di chiarire, ulteriormente, quanto già detto in più sedi: gran parte del nostro staff, parenti ed amici erano a conoscenza del fatto che l’estate 2018 sarebbe stata l’ultima della nostra lunga attività; alcune note vicende hanno portato ad una amplificata e legittima attenzione sui temi della sicurezza stradale; di fatto, abbiamo autonomamente cancellato soltanto quello che doveva essere l’ultimo fine settimana di un ciclo durato 50 anni. Il rammarico iniziale è stato presto sostituito dall’emozione di ricevere centinaia di messaggi, a riprova di quanto forte fosse il legame tra noi ed i nostri clienti.

La sua famiglia ha cambiato il mondo della movida catanzarese, e non solo. Quanto siete orgogliosi di questo?

Siamo più che orgogliosi, i nostri genitori hanno iniziato a creare locali nella seconda metà degli anni ’60. L’ultimo nato da una idea comune, nel 1990, è il No Más (gestito dalla famiglia fino al 2006) ma non si può non ricordare quanta bella gioventù abbia frequentato anche il Tecla di Catanzaro Lido, il Rebus di Santa Domenica di Ricadi (Tropea), ed il Club 36 di Catanzaro.

Qual è il ricordo più bello che, la famiglia Carpanzano, ha del Rebus?

È difficile scegliere un ricordo particolare, nel nostro locale sono nati tanti amori e nuove meravigliose amicizie; il Rebus è sempre stato un punto di incontro tra residenti e turisti, tra giovani e meno giovani, tra persone con diverse mentalità e costumi. Il mio ricordo più toccante è riferito a quando, nel 2013, mio padre – all’epoca già tanto provato dalla malattia – è uscito inaspettatamente da casa per affacciarsi da una terrazza del locale. Io stavo lavorando e ricordo con quanto amore ci siamo guardati; ancora più emozionante è stato notare lo staff intorno a me fermarsi per qualche secondo, per salutarlo con grande affetto e commozione.

Se doveste dedicare un messaggio ai clienti del Rebus di tutti questi anni, quale sarebbe?

Credo che ringraziare tutti sia l’atto più doveroso e sincero. Solo per loro merito il Rebus può vantare una continuità di successi forse unica nel mondo dei locali.

Quanto ha influito la mancanza di un adeguato parcheggio nella gestione del locale?

Il paradosso è che la S.S. 106 si sia storicamente sviluppata intorno al locale, non il contrario come alcuni pensano. Inoltre, per motivi tecnici, non sempre abbiamo potuto contare sui tratti interni della ex 106; questo consapevole limite è stato sempre affrontato con l’impiego di un gran numero di persone che, in modo encomiabile, ci ha permesso di gestire in modo premuroso i mezzi in sosta. Ciò ha costituito una voce di spesa non trascurabile, poiché non abbiamo (né avremmo potuto) mai chiesto un centesimo ai clienti; abbiamo però ricevuto tanta gratificazione, essendoci sempre stata riconosciuta una grande attenzione ai servizi.

Quali Vip ricorda con particolare piacere?

Per noi è Vip chi si sa divertire con educazione e rispetto verso gli altri clienti. In questo senso posso affermare, con orgoglio, che la nostra clientela ha sempre sposato il nostro ideale. Credo che un punto di merito significativo del Rebus fosse essere percepito come locale sicuro per chi lo frequentasse.

È possibile pensare ad un Rebus costruito altrove?

Rispondo con un secco no. È pensabile fare altro con la stessa filosofia lavorativa ma il Rebus ha un posto ed un’anima dove è nato.

Quali sono i progetti imprenditoriali della vostra famiglia?

Nell’ambito della nostra attività, ma anche per terzi, abbiamo ricoperto – tra gli altri – alcuni ruoli specifici: io nella comunicazione, mio fratello su ciò che attiene la parte musicale ed organizzativa. Partiremo da questo per esplorare nuove opportunità.

Cosa verrà costruito ora al posto di questa struttura?

È ancora presto per dirlo, siamo consapevoli della potenzialità della location e valuteremo l’opportunità di una riconversione.

Insomma, il futuro è tutto….un Rebus!

La famiglia Carpanzano in una foto dell’archivio personale