Coronavirus, I Quartieri: “Si facciano i tamponi nelle RSA del Catanzarese”

Coronavirus, I Quartieri: “Si facciano i tamponi nelle RSA del Catanzarese” 15 Aprile 202015 Aprile 2020 “Se non era bastata la vicenda della RSA di Chiaravalle e di Bocchigliero, oggi si presenta il caso di Torano, dove sembrerebbe, il condizionale è sempre d’obbligo, che il cliché si ripete e che gli anziani diventano sempre vittime inconsapevoli e nascosti all’interno delle “mura” delle RSA calabresi.”

Così, in una nota, Alfredo Serrao, Presidente dell’Associazione I Quartieri. “Tutto quello che sembrava impossibile e che ci consegnava solo la vicenda di Chiaravalle come un eccezione, almeno stando alle continue dichiarazioni di eccellenza sulle pagine social di alcune organizzazioni di categoria, è invece tristemente diventato quasi una conferma: quella che fra le mura, oggi come ieri, impenetrabili delle RSA, si nascondono per non creare danno al business della sanità privata, i tanti anziani, forse ammalati, che costituiscono la causa potenziale di un grave danno economico per gli imprenditori della sanità e non già, quelle morti nascoste, che comunque restano sempre un reato.

Avevamo chiesto al presidente Santelli, anche in considerazione della sua ordinanza del 27 marzo 2020 una azione a tappeto – subito – di uno screening di tamponi sui pazienti delle RSA in Calabria e su tutto il personale sanitario che vi opera.

Oggi, questa non può più essere una richiesta, ma diventa un imperativo, giusto per non consentire alla politica regionale di diventare complice di una serie di reati che la Magistratura dovrà comunque accertare. Diventa imperativo fare i tamponi per il Covid-19 nelle RSA dell’intera provincia di Catanzaro, che se è ancora immune da vicende delittuose, magari nascoste, deve dare una garanzia di sicurezza certamente ai tanti anziani ricoverati. Ma anche alle famiglie che sono state messe fuori della strutture in ragione di un criterio sanitario di sicurezza, che non può restare a senso unico.

   

Quella sicurezza, che a ben guardare deve essere trasparente e deve rispondere ad un principio di garanzia che resta in capo alle diverse strutture socio sanitarie, anche in relazione ad un dovere di cura in virtù di un accreditamento al servizio sanitario regionale. Quella stessa sicurezza che impone, sempre alla presidente Santelli, di verificare nell’immediatezza le criticità delle strutture stesse, con l’azione di controllo del NAS dei Carabinieri, le cui verifiche devono essere rese comprensibili all’opinione pubblica. Operare inversamente, solo per mantenere situazioni di comodo di quanti, i tanti, che gravitano nella costellazione politica regionale, rende il sistema non credibile, più di quanto non lo sia, ma inverosimilmente può attivare una serie di richieste risarcitorie e penali, dove anche chi governa la sanità calabrese, può essere chiamato in correo.

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