Comune Catanzaro, l’ostruzionismo su Gettonopoli non fa bene alla trasparenza

Comune Catanzaro, l’ostruzionismo su Gettonopoli non fa bene alla trasparenza 18 Maggio 2020 (D.C.) – “Resistere, resistere, resistere”.

Disse così il noto uomo di legge, capo del pool Mani Pulite Francesco Saverio Borrelli, sparando a palle incatenate contro l’allora governo Berlusconi-bis in occasione dell’ultima sua inaugurazione dell’anno giudiziario da procuratore della Repubblica di Milano prima della pensione nell’ormai lontano 2002.

Ma, comunque la si pensi sul delicato punto, l’illustre togato (scomparso oltre nove mesi fa) lo aveva fatto – non senza peraltro sollevare un vespaio di polemiche – in difesa dell’indipendenza della Magistratura.

   

Magari anche sbagliando, per carità. Lo stesso ‘arroccamento sul Carso’ – però evidentemente da valutare in modo opposto – mostrato, sempre in termini metaforici, da alcune delle figure coinvolte nella cosiddetta inchiesta Gettonopoli al Comune di Catanzaro che, secondo la tesi accusatoria, si sarebbe resa necessaria per via dell’indebita percezione di una serie di rimborsi non dovuti, o dovuti in misura parziale, a un ingente numero di consiglieri attuali (compresi taluni ex).

Assunto che, lo ribadiamo, spetterà ai giudici (e non certo a noi) acclarare. Ci compete, però, mettere in rilievo un aspetto, nient’affatto irrilevante, che ci ha stupito non poco.

E di quale profilo parliamo è presto detto: l’ostruzionismo, o comunque la non collaborazione che invece ci saremmo aspettati alla luce di tesi autoassolutorie (sostenute a spada tratta anche durante partecipati lavori consiliari successivi all’indagine) da parte di pressoché tutti i ‘diretti interessati’, nel non favorire – anzi nell’ostacolare – un’operazione-trasparenza come ad esempio quella promossa dal Codacons con la richiesta di accesso agli atti.

Che avrà corso ora grazie alla caparbietà del vicepresidente del Comitato Francesco Di Lieto.

E, meno male, ci verrebbe da esclamare: perché pur lungi da noi voler emettere sentenze, anche solo mediatiche, ci preme viceversa fare una battaglia in direzione della chiarezza.

Una posizione a tutela dei soggetti coinvolti, i quali si sono come premesso sempre professati innocenti e quindi desiderosi di non veder gravare su di loro alcuna opacità di sorta.  

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