Comune Catanzaro, l’amore fra Sergio e Matteo cresce. Ma noi sappiamo perché Forza Italia non “benedice” il sindaco

di Danilo Colacino – Sergio Abramo ha detto ieri alla pasionaria Jasmine Cristallo, dopo il blitz a Palazzo De Nobili di quest’ultima, di voler comunicare la decisione sul suo eventuale passo indietro (invocato a gran voce dalla stessa vulcanica…sardina di casa nostra) soltanto dopo la formalizzazione delle dimissione da parte di tutti i consiglieri che le hanno annunciate.

Di contro, però, ha spiegato in un comunicato stampa che “non intende abbandonare la città”. Certo, da quanto si sente in giro, non pare che Catanzaro, e i catanzaresi soprattutto, in caso di ‘ritiro’ anticipato del Sergiun – scopertosi leghista in età leggermente avanzata, dopo essere addirittura stato in predicato di candidarsi alla guida del centrosinistra locale a fine anni Novanta – andrebbero in escandescenza per il dolore come ad esempio accade in Corea del Nord quando muore uno dei ‘Grandi Leader’ della dinastia Kim.

     

Ma, tant’è, la liturgia della politica prevede che il sindaco dica sostanzialmente (anzi scriva): “Non lascerò il mio popolo”. Ed infatti ha più o meno già la nuova Giunta pronta e una folta schiera di peones (membri del civico consesso) al fianco, tetragoni nel voler continuare l’esperienza amministrativa in corso. Nel frattempo, tutti concentrati sulle elezioni di domenica che potrebbero portare a…un’onda verde anche in Calabria con conseguente comprensibile gaudium magnum di Abramo, probabile futuro senatore proprio del Carroccio. 

Non osi separare l’uomo ciò che Dio ha unito. In uno scenario dal quasi certo lieto fine per molti, ma non per tutti, con però fra i molti di sicuro il sindaco e soci, a mettersi di traverso nella tenera storia d’amore tra Abramo e Matteo Salvini, che pare aver scovato un amministratore assai capace ben al di sotto della linea Gotica rimanendone folgorato, quella ‘impertinente’ di Forza Italia. Partito che ha annunciato (per ora solo quello) il ritiro del folto drappello di consiglieri e assessori di cui dispone in Comune. Ma perché lo ha fatto? Voleva alimentare il redde rationem fra il primo cittadino e il coordinatore provinciale ‘azzurro’ Mimmo Tallini (che – è noto – mai si sono amati, ma hanno a lungo mantenuto un sodalizio inossidabile dettato da reciproci interessi politici)? No. Nel caso di specie, no. Fi, infatti, non poteva restare immobile di fronte alle dimissioni dei membri del centrosinistra, quello vero, a Palazzo De Nobili. E ci riferiamo, come ovvio, a Nicola Fiorita, Gianmichele Bosco, Fabio Celia, Roberto Guerriero e Libero Notarangelo, che hanno ‘imposto’ una reazione agli azzurri dell’Aula Rossa (pardon, marchiano errore nostro). A Catanzaro il civico consesso non ha più…la casa naturale. Ma non importa. Tant’è vero, che dopo aver finto di occuparsi della ‘cosa’, chi di competenza se n’è disinteressato nell’assordante silenzio generale. 

Il motivo dell’apparentemente ardita mossa di Forza Italia. Niente esibizione muscolare forzista, abbiamo appena sostenuto. E nessun scontro di potere Tallini-Abramo. Almeno stavolta. Il fatto è che, a torto o a ragione, i berlusconiani di Calabria, e forse non solo, avevano ritenuto finita l’esperienza amministrativa di Abramo già tempo fa. Senza contare il tentativo di spallata, proprio a Fi, portato avanti dal Sergio pure presidente di Provincia – grazie all’imprimatur e al sostegno di una coalizione non certo a trazione leghista – nel ⁹delicato affaire del candidato a governatore del vecchio, e ormai quasi estinto nell’accezione di gruppo unitario e compatto alle latitudini calabresi, centrodestra. Una colpa – per così definirla – sommatasi al negativo giudizio sulla gestione abramiana del caso Gettonopoli (inchiesta giudiziaria su presunti indebiti rimborsi e assunzioni irregolari a carico di 29 consiglieri comunali su 32). Una vicenda da cui il sindaco si è tenuto lontano anni luce, mandando avanti il giovane presidente della civica assise Marco Polimeni maltrattato dalla stampa nazionale ma nel frattempo già consolato e rinfrancato peraltro con buona pace del padre di quest’ultimo, il conduttore televisivo Lino, che nel polverone alzatosi si è fatto notare da par suo. Tanto per essere originali, allora, chiosiamo allora con un evergreen: “Così è…se vi pare!”. 

 

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