Celia: “Assassini politici di Scalzo hanno rivolto le loro armi contro Fiorita”

“Hanno ucciso l’Uomo Ragno, chi sia stato non si sa, forse quelli della mala forse la pubblicità. In questa mia riflessione non posso che pensare al simpatico motivetto del successo d’esordio degli 883, correndo con il pensiero all’assassinio politico di un possibile leader del centrosinistra cittadino, e chissà poi cos’altro, quale Salvatore Scalzo. Un abominio in termini di strategia, probabilmente consumato per dare corpo ad antichi ma sempreverdi giochi di potere che tanto stavano a cuore ai soliti noti”.

La ‘tocca piano’ Fabio Celia, che al solito fuori dai denti affida a un comunicato stampa un preciso J’accuse nei confronti dei quadri dirigenti e i maggiorenti del Pd calabrese e catanzarese di alcuni anni fa. “La storia – spiega Celia, parafrasando un pensatore del calibro di Giambattista Vico – si ripete. Io sono infatti un convinto assertore della teoria della ciclicità. Ecco allora che i vari Enzo Ciconte e Tonino Scalzo, così come il loro amico o ex tale Enzo Bruno, hanno replicato l’operazione, e anche stavolta con successo purtroppo, nei confronti di Nicola Fiorita. Una figura di spicco della nostra città, lo stimato professore, che a differenza di Salvatore avrebbe ancora di più potuto centrare l’obiettivo di diventare sindaco già al primo colpo per via delle diverse condizioni venutesi a determinare. E sarebbe stata la vera svolta per la Catanzaro che tutti noi amiamo.

Una realtà che invece langue da tempo, ripiegata su stessa e avvolta in una pericolosa spirale involutiva. Una crisi che solo una nuova visione di amministrazione avrebbe potuto portare, però ahimè scientemente affossata. Caduta insomma sotto i colpi di vecchi arnesi che non volevano mollare la loro leadership”. Celia è un fiume in piena e punta il dito contro chi, a suo avviso, si è addirittura reso colpevole di intelligence con gli avversari:

“Mi spingo ad affermare che un centrosinistra catanzarese al 40%, record storico per il capoluogo, ha messo in allarme più di qualcuno nel centrodestra e al contempo spaventato parecchio i big nel nostro campo di allora. Gli stessi che devono aver temuto di non essere più centrali nelle dinamiche interne. Cariatidi in difficoltà di fronte a un nuovo che avanzava, prepotentemente.

Ragion per cui non mi sento di escludere a priori persino un dialogo con il fronte opposto magari in cambio di un aiutino, o quantomeno un patto di desistenza, per enti diversi dal Comune, Provincia o Regione naturalmente, a cui ambivano.

Ma per fortuna, adesso, il vento è cambiato in nome del Cambiavento, pardon cambiamento. Battute a parte, va messo in rilievo che è finalmente giunta l’ora dell’affrancamento da certi personaggi adesso peraltro passati dall’altra parte o comunque rimasti nel centrosinistra ma confinati a ruoli sempre più marginali”. Uno scenario quest’ultimo descritto da Celia, che lo ha indotto a chiosare: “Il mio intendimento è di proporre un rinnovamento effettivo, e dunque non solo declamato, delle figure apicali e dei rappresentanti di una certa area moderata e progressista. Ma, al di là di sigle e ispirazioni, di un luogo del pensiero libero, privo di lacci e lacciuoli”.

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