Catanzaro, Costanzo su integrazione ospedaliera: “Urge buon senso”

“Urge che qualcuno suggerisca al Prof. De Sarro un corso di perfezionamento per  acquisire nel più breve tempo possibile il titolo di “bravo rettore” e che gli rammenti  che non è sufficiente farsi crescere la barba per somigliare all’indimenticabile Magnifico Rettore Prof. Salvatore Venuta”. Esordisce così Sergio Costanzo Capo gruppo FareperCatanzaro.

La farneticante provocazione apparsa sulla stampa conferma che sono proprio gli  universitari a non volere l’integrazione; ciò si evidenzia chiaramente in un passaggio  in cui in maniera geniale riesce ad offendere i medici ospedalieri e, se così può essere definita, quella classe politica che, in questo ultimo periodo, ha rappresentato la  “passionaria” dell’integrazione.

 

Mi piace riproporre questo indimenticabile passo del suo pensiero “…allora ci  sediamo a tavolino e procediamo: dove manca il primario non c’è bisogno di facenti  funzioni, mettiamo un docente universitario. Perché tutti sappiamo la differenza:  nelle aziende ospedaliere il primario lo mette il politico, in quelle universitarie lo  nomina l’accademia dopo un concorso di merito”.  Di solito la “verità” sta’ nel mezzo, se difatti è innegabile che nella nostra Università  operano alcune elevate professionalità, così come del resto anche in molte realtà  ospedaliere della nostra Regione, è altrettanto vero, a suffragio del “De Sarro  pensiero” , che ancora vive sono le immagini e l’imbarazzo del mondo accademico e  non per il celebre servizio televisivo sui “topini” o su quello andato in onda alcuni  mesi addietro che ha portato alla ribalta la nomina di un docente avvenuta in maniera  discutibile. Senza pensare poi che in alcune U.O. operano intere casate familiari (così  facilmente verificabile), per carità, nulla di illecito se non fosse altro che qualche
volta, qualcuno avrebbe detto, a pensar male ci si azzecca.

Fonti accreditate riferiscono di un grande imbarazzo che questa esternazione ha  suscitato in molti accademici, specie tra quelli che oramai da anni hanno instaurato  virtuose collaborazioni con i colleghi ospedalieri.

Ma in questo mio intervento voglio essere costruttivo e lo faccio rammentando al  magnifico De Sarro che le U.O. ospedaliere ed universitarie, in Italia, hanno  storicamente percorsi e mission differenti; per tale motivo le attribuzioni delle  funzioni primariali, seguono criteri, giustamente, del tutto differenti.

Al primario ospedaliero è richiesta una grande esperienza clinica, corredata da un altrettanto
adeguato curriculum scientifico, professionale e gestionale. Nel caso delle strutture  universitarie la nomina dei responsabili di U.O. viene effettuata dal Direttore Generale d’intesa con il Rettore, sentito il Dipartimento universitario competente.

Quest’ultimo propone un professore universitario della disciplina che ha vinto un  concorso a cattedra (insegnamento/ricerca) a sede locale, solo dopo aver superato una idoneità nazionale in cui è stato valutato quasi esclusivamente sulla attività  scientifica, e per nulla sulla esperienza assistenziale. Ed è di pubblico dominio, ad  esempio, il fatto che alcuni “eminenti” professori universitari – a Catanzaro o altrove
– non abbiano messo mai o quasi piede in sala operatoria. Inoltre, anche volendo  riconoscere la “naturale” propensione dell’Università per la ricerca scientifica, voci di​ corridoio ci suggeriscono che alcune delle scuole siano state “bocciate” per scarsa  produttività in questo ambito.

A questo punto chiediamo al Rettore De Sarro, vittima della scure ministeriale, perché non rende pubblici gli atti ufficiali e le motivazioni che hanno portato alla  chiusura delle Scuole? Non crede che i cittadini di Catanzaro meriterebbero di sapere se effettivamente vi siano dei deficit formativi critici in grado di compromettere la  formazione dei futuri specialisti? E badi bene a non trincerarsi dietro la favoletta della
“rete formativa” poiché tutti ben sappiamo che essa esiste – nella stragrande  maggioranza dei casi – solo sulla carta e gli specializzandi non vengono mai inviati  per congrui periodi nella strutture pubbliche del territorio.

Non per ultimo, per il mancato accreditamento, in alcuni casi e tranne per Pneumologia in cui vale il problema dell’assistenza, non è per caso dovuto alla scarsa pubblicazione scientifica da parte dei Professori Universitari? Noi attendiamo con ansia le motivazioni delle esclusioni!

Io credo che per la crescita della nostra Città, della nostra Società, dei nostri giovani, sia necessario buon senso e, specie da parte di chi riveste ruoli istituzionali, capacità critiche e propositive e, se posso aggiungere quella “eleganza istituzionale” che sembra oramai perduta. Dalla cosiddetta politica attendiamo (forse inutilmente) che dia un colpo”.

Redazione Calabria 7

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