Associazione e ambulanti vessati dal clan Mancuso, il ruolo di Alfonso Cicerone

di Gabriella Passariello

Associazioni e ambulanti non avevano vita facile con il clan Mancuso,  costretti a subire le umiliazioni degli affiliati alla cosca, che tentavano di imporre nel mercato una concorrenza sleale. “Ma fammi capire, ma la serata ve la state organizzando per voi altri o per i Comerconesi (ndr abitanti di Comerconi, frazione di Nicotera)?… perché vi facciate i panini qua.. nella piazza, noi dei locali che facciamo? Stiamo a guardare voi?… Ragionate in questo modo voi … oh Nino non mi fare davvero che mi girano regolari, che se ne vadano da qua… hai capito, Nino? Ora sembra a me che avete alzato un po’ la cresta… appena arrivano questi di Comerconi te li prendo a schiaffi”.  Alfonso Cicerone raggiunto da un decreto di fermo insieme al boss Antonio Mancuso, minaccia Antonino Cupitò, legale rappresentante dell’associazione Nicotera Taranta festival, facendo leva sull’appartenenza al clan Mancuso e lo costringe a non rivolgersi in occasione di una manifestazione musicale in Piazza Garibaldi a Nicotera, alla somministrazione peraltro gratuita di panini a persone della frazione di Comerconi. Tutto questo per favorire se stesso, amministratore,  rappresentante legale e comproprietario del “Bar Plaza news srl, sempre ubicato in Piazza Garibaldi, la sua attività e gli altri esercenti della zona. Un obiettivo mancato per il netto rifiuto della vittima.

     

Le richieste estorsive durante il mercatino. In occasione della giornata del mercatino ambulante, tra l’altro, Alfonso Cicerone, in qualità di  mandante e D’Amico e D’Ambrosio, questi ultimi due indagati a piede liberi,  come esecutori avrebbero rivolto una serie di minacce all’indirizzo di Thiaby Ndiaye, commerciante di origini senegalesi: “eehh chiama il gioielliere pure, venite tutti che qua Alfonso dice che deve raccogliere soldi domani, di caffè e di altre cose… vedi che ha detto Alfonso che domani dovete lasciare 50 euro ciascuno al Bar”, cercando di convincere gli altri ambulanti della zona  a consegnare a titolo estorsivo  la somma di 50 euro  ciascuno per l’occupazione e l’utilizzo della Piazza da parte dei commercianti. Sarebbero stati proprio D’Amico e D’Ambrosio a contattare direttamente la vittima per comunicare la richiesta di Cicerone.

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