Uso Stadio Ceravolo, il Comune vuole dal Catanzaro Calcio 110 mila euro

Il debito è maturato dal 2011 per canone di concessione dello Stadio Ceravolo

Che tra l’amministrazione comunale e la società del Catanzaro calcio non corresse buon sangue si era già avuto sentore da tempo. Prima era arrivata la diffida a lasciare i box, ora la sollecitazione sempre da parte dell’ente comunale, è di onorare un debito che ammonta ad oltre 110 mila euro, maturato dal 2011 fino ad oggi per i canoni della concessione in uso dello stadio “Nicola Ceravolo”.

La notizia, apparsa sull’edizione odierna del “Quotidiano del Sud”, accende i riflettori su una questione alquanto spinosa che vede assumere alle due parti posizioni completamente diverse. Per la società del presidente Giuseppe Cosentino infatti questi debito non sussiste e la motivazione viene fornita dal legale (avvocato Rondinelli) convinto che “nessuna richiesta economica può essere fatta al “Catanzaro Calcio 2011 srl”, soprattutto per la circostanza che “non è stata firmata alcuna convenzione né altro tipo di accordo scritto con tali importi, e importi pregressi non possono essere richiesti”.

Eppure da Palazzo De Nobili la richiesta recante la firma del dirigente del settore della Pubblica istruzione- Politiche giovanili, Giuseppina Casalinuovo, è partita nel mese di dicembre elenca dettagliatamente  le singola annualità da pagare (8.300 euro per agosto/dicembre  2011; 20mila euro anno 2012; 20 mila euro anno 2013, 20mila euro anno 2014, 20mila euro anno 2015, 20mila euro anno 2016), facendo riferimento al vigente regolamento sull’uso degli impianti sportivi, che prevede che nella “mora della stipula di apposita convenzione, la società concessionaria è tenuta a versare, a titolo di canone d’uso l’importo annuale di 20 mila euro. Obietta  la società di mister Gicos evidenziando non solo la mancanza di una convenzione, ma anche le gravi carenze strutturali dell’impianto e soprattutto l’uso parziale dell’impianto, da parte della società di calcio, visto i lavori in corso”.

R.M.