Antonio, il coraggio di combattere l’Alzheimer

Happy Dementia Days

di Matteo Brancati

Come un leone in grado di lottare specialmente nei momenti di difficoltà, che ruggisce dinanzi ai problemi con la P maiuscola. La storia di Antonio Candela è di quelle emozionanti, in grado di strappare una lacrima, ma allo stesso tempo capace di far capire realmente il significato del coraggio. Un termine spesso abusato, ma che non tutti, purtroppo, usano nella vita reale. Antonio, impiegato in un’azienda edile, a soli 51 anni si è ammalato di Alzheimer, la più comune forma di demenza che, nel corso del tempo, provoca la diminuzione delle capacità intellettive. Molte persone, dopo la diagnosi, reagiscono in maniera negativa, abbandonando tutto e tutti, rendendo la propria vita un vero inferno. Antonio, invece, ha detto no alla possibilità di perdere tutto ciò che si è costruito negli anni, combattendo come un guerriero. Era convinto di soffrire di una malattia mentale. Poi la scoperta: le cure avevano peggiorato la situazione e lui stesso, coraggiosamente, ha cercato di capire le reali cause del malessere. Così, un bel giorno, decide di incontrare la dottoressa Amalia Cecilia Bruni del Centro di Neurogenetica di Lamezia Terme.  Un’esperienza che cambia la vita. Racconta tutto: sensazioni, sintomi, paure e viene aiutato nel recupero della fiducia, persa durante le precedenti cure. Antonio, dunque, inizia a toccare realmente con mano le emozioni della vita vissuta, che non vuole perdere per nessuna ragione al mondo dopo la diagnosi. Inizia una piccola rivoluzione, portando in tutta Italia la sua storia grazie al suolibro “Io sono ancora qui. Il mio viaggio attraverso il mondo oscuro della demenza”, volto a raccontare la sua esperienza, per dare una grande speranza a tutti i soggetti colpiti da Alzheimer.

La nostra redazione lo ha incontrato al Centro Polivalente di via Fontana Vecchia, nel corso della giornata inaugurale dell’“Happy Dementia Days”, la manifestazione organizzata dalla RaGi.Onlus, presieduta da Elena Sodano, nella quale Antonio Candela ha fatto conoscere ai ragazzi dell’I.T.A.S. “Bruno Chimirri” il significato profondo del suo libro e tutto quello che ha rappresentato l’Alzheimer: “Mi sento un vecchio leone – ha esordito. Uso il termine vecchio perché la malattia si sente. Malgrado questo, voglio dare fiducia agli altri, soprattutto a quelle persone che stanno peggio di me, alcune anche giovani. Ricordate che chi è affetto da demenza ce la può fare”. Parole significative che hanno preceduto altri concetti importanti legati a “Io sono ancora qui. Il mio viaggio attraverso il mondo oscuro della demenza”: “L’idea di scrivere questo libro è nata per portare speranza, per tenermi attivo e per aggrapparmi a quei ricordi che potevano essere perduti. Come tutti sanno – ha detto Antonio- con la demenza si tende a dimenticare, quindi mi è venuta voglia di scrivere un diario. Da questo diario, successivamente, è nata l’idea di produrre un libro. Se inizi a non ricordare, col passare dei giorni diventi apatico, un aggettivo che non amo particolarmente. Con le parole racchiuse nel libro, ho voluto inviare un messaggio di fiducia perché c’è tanto da fare”. Successivamente, spazio al titolo del libro, descritto come diretto e abbastanza “forte”: “E’ stato un titolo spontaneo. Ho voluto dimostrare ai medici ed a tutte quelle persone che facevano finta di non vedermi, che io sono ancora qui con la mia dignità di persona. Purtroppo- ha concluso il coraggioso uomo- ancora oggi, i soggetti affetti da demenza vengono tenuti in disparte e, proprio per questo motivo, con questo libro cerco di invogliare tutti ad uscire fuori”.